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venerdì, 26 giugno 2009

What do I get out of this?

E decidere di andartene al cinema da solo, in fondo a quella rassegna poco pubblicizzata c'è un film che qualcuno ti ha consigliato. E arrivare tardi, per buona abitudine, anche se hai solo te stesso a cui boicottare la serata. E chiederti se ti sei dato da fare per avere qualcuno che ti accompagnasse. E non doverti rimproverare nulla. E metterti a sedere mentre il film inizia. E gradirlo, il film, perdonando le sue ingenuità. E commuoverti. E vergognarti subito dopo per aver ceduto davanti a trovate di sceneggiatura così ingenue. E innamorarti di quell'ingenuità. E uscire dal cinema quando anche gli altri (cinque) spettatori se ne sono già andati da un pezzo. E imboccare strade del centro a caso. E rispondere a qualche sms, no grazie preferisco restare da queste parti. E mandarlo qualche sms, a persone che sai che da queste parti, stasera, non capiteranno. E preferire così, in fondo. E pensare che non hai una persona a cui scrivere come ti senti veramente in questo momento. E continuare a vagare spaesato. E intonare canzoni nostalgiche. E lambire vite che scorrono via a te estranee, impegnate nelle loro code per le liste e per le birre. E chiedersi se non sia in realtà sempre così, con tutti. E ripassare, dopo tanto tempo, davanti a indirizzi e campanelli ben noti. E sentirti bene da solo, a momenti. E vedere le stesse strade già percorse mille volte con occhi da turista. E stupirsi. E cambiare programmi. E bere. E i bottoni. E sorprenderti di chi è ad attaccarli. E fare orari indecenti. E riprenderti, non troppo. E sentire la canzone inaspettata nel posto inaspettato. E arrancare stanco ma sentendoti protetto. E sentire d'improvviso incredibilmente tua, ma per davvero, la tua città. E pensare che forse è perché stanotte ha l'aspetto di un'altro posto, ai tuoi occhi. E non pensare che forse è l'effetto di girare da solo. E respirare a pieni polmoni. E coprirsi, ché fa freddo. E Palazzo Vecchio visto da sotto. E le vertigini. E i cessi chimici in piazza Duomo, chi li aveva mai notati. E gli angoli in cui non eri mai passato. E le strade deserte. E il silenzio. E i post inutili. E i post-umi. E le bugie. E le omissioni. E non sai mai quello che ti capita. E le scatole di cioccolatini degli altri. E tutto quello che ti è rimasto. E fregarsene. E stop.

Metric - Help I'm Alive
Maxïmo Park - Parisian Skies
Pet Shop Boys - West End Girls
Nirvana - Smells Like Teen Spirit
New Order - Sub-Culture  
postato da: Dis0rder alle ore 23:58 | link | commenti (9)
categorie: park-life
lunedì, 08 giugno 2009

Vergognati!

Gridare. Finché non ci impediranno di fare anche quello.
Non resta altro da fare, in questo paese.
Ma dalle elezioni non mi attendevo niente di diverso (spoglio ancora in corso, risultati che sembrano in linea con le previsioni più realistiche).

In questa consultazione ho annullato la prima scheda della mia vita (non quella delle europee, ma un'altra scheda, che non significava molto né per me né in generale... comunque non è questo il punto).

Non credevo che ci sarei mai arrivato.
postato da: Dis0rder alle ore 01:31 | link | commenti (6)
categorie: park-life, politica e diritti
martedì, 02 giugno 2009

Sliding floors

- Ciao!
- Ciao.
- È abbastanza imbarazzante per entrambi, mi rendo conto. Però ecco, ti vedo a queste serate da un po' e ancora non ho capito bene se quello che ti accompagna sempre è un amico o qualcosa-di-più. Te lo chiedo stasera grazie all'alcol, all'imbrocco che mi pare in corso da parte del tuo amico (con qualcun altro) e al fatto che è l'ultima serata e chissà se ti rivedrò. Non ho niente da perdere, in fondo.
- Ah.
- Beh? Che mi dici? Spara.
- Non è il mio ragazzo, no.
- Però. Questo tono sembra suggerire che sono stato comunque inopportuno. Scusa, eh (che figura!).
- Ma no, non preoccuparti. Me ne accorgevo, sai, che mi guardavi.
- Ecco, andiamo bene...
- Anche tu mi incuriosivi.
- Ah. Io pensavo che nei tuoi (rari?) sguardi ci fosse solo fastidio.
- Assolutamente.
- Beh, piacere, D.
- Piacere, X.
- Balliamo?
- Mah, possiamo anche riposarci un po'. Bevi qualcosa?



- Salve!
- Ciao.
- Come va?
- Bene, grazie.
- Scusa l'invadenza. Mi chiedevo se quello che viene sempre qui con te è per caso il tuo ragazzo...
- Ah! No, è un amico.
- Beh, allora gli eventuali danni sono limitati, in fondo. Anzi, magari avrei potuto accorgermene prima.
- Perché?
- Perché non mi sarei limitato a trovarti carino, ma ti avrei rivolto parola.
- (...) Grazie.
- Piacere, D.
- X.
- Bevi qualcosa?
- Grazie, già bevuto abbastanza. E poi stiamo per andarcene.
- Ok.
- Beh, ti saluto. Piacere di averti conosciuto.
- (...) Buona notte, allora (better luck next time).
- Ciao!



- E tu che ci fai qui?
- Spiegami piuttosto perché mi hai guardato per tutta la sera. E non era nemmeno la prima volta.
- Non è mica vero. Non guardavo nessuno in particolare.
- Certo, certo. Ti credo, sì sì.
- E poi mi hai risposto con un'altra domanda. Ripeto: come fai a essere qui?
- Avevo bisogno di una spiegazione.
- Sul perché ti guardavo? Mi sembra evidente, no?
- No. Scusa, ma non mi sembri un ragazzino. Se proprio ci tenevi a conoscermi, potevi rivolgermi parola.
- Ma se stavi sempre vicino a quel tuo amico-o-non-si-sa-cosa?
- Ma per favore. Era evidente come giocassimo su campi diversi. Al massimo con lui commentavo divertito il tuo comportamento al limite dello stalking.
- Addirittura. Stronzo.
- Scherzo, dai. Però da sfigato sì.
- Ma come ti permetti? Non ci conosciamo nemmeno.
- Per colpa tua.
- Anche tua. Avresti potuto parlarmi tu. Ma sarebbe bastato un mezzo sorriso incoraggiante.
- No, il post è tuo, quindi la colpa è tua e lo sfigato sei tu.
- Di quale post parli?
- Credi che non sappia che stai scrivendo di questo nostro dialogo? E poi suvvia, scrivere ancora sui blog. E soprattutto buttarci cose personali. Tra l'altro da te non me lo aspettavo.
- No?
- No. Ti eri sempre tenuto sul vago, limitando fin dall'inizio gli sfoghi e la psicanalisi da quattro permalink. Sembravi uno leggermente più normale, ecco. Senza il cartello "sfigato" dietro la schiena - che peraltro continui invece a sfoggiare orgogliosamente mentre stalki la gente nella vita reale.
- Beh, ho un paio di notizie per te, caro embrione immaginario di imbrocco abortito. La prima: se pensi che basti evitare post diaristici per costruirsi una "buona reputazione" online, sei proprio fuori strada. Creati un account e ti ritroverai in una piazza affollata, piena di amici e simpatizzanti come di iene più o meno anonime (dinamiche non peggiori di quelle off-line, comunque). La seconda, diretta conseguenza della prima: se ogni tanto ho bisogno di sfogarmi sul blog, non intendo limitarmi. Né per te, né per quei pochi - altrettanto sfigati - eventualmente pronti a giudicare e sparlare.
- Sì, ma non capisco dove porti tutto questo.
- Da nessuna parte. Ma a me sta bene così.
- Contento tu. Al tuo posto io sarei filato a letto, dopo le medicazioni di fortuna.
- COSA? Non dirmi che sai anche di quello.
- Certo, pensi che non abbia visto il tuo splendido finale di serata e di stagione? Una scena bellissima, ammettilo.
- Tu NON c'eri. Eri andato via, ho controllato. E anche da un bel po'.
- Certo, io ero andato via. Ma il me che ti parla adesso ha visto tutto: i tuoi occhi posarsi altrove (già non eri affatto credibile nei tuoi tentativi di apparire come un goffo romanticone, questa è stata la riprova), per prima cosa...
- Chi ti aveva autorizzato a vedere romanticismo nel mio approccio? Ma chi ti credi di essere!
- ... per non parlare del colpo di scena finale, quella rovinosa caduta davanti alla quale metà della pista ha faticato per trattenere le risate! Cosa ti aveva dato alla testa, l'alcol o l'impossibilità di mettere in carnet anche solo un misero rimbalzo in tutta la sera?...
- Fanculo. E' stata la musica. Solo la musica (e comunque mi sono rialzato subito, tsè!).
- Sai che potrei anche crederti (per come mi sembra di averti inquadrato)?
- È così infatti. C'era l'immancabile momento ottanta-scemo: Camerini, Rettore. Scontato, ritrito, eppure a fine serata è un momento in cui spesso mi scateno con gli amici comunque siano andate le cose. Non certo per impressionare qualcuno, né per ubriachezza.
- Tipical you.
- Non puoi permetterti queste mezze citazioni. Sei un ospite indesiderato del mio post.
- Isterico. E sfigato. Insomma, è stata pura sfortuna?
- Sì. Un perfetto coronamento della serata che ti ha visto mancato co-protagonista.
- Ora non darmi troppa importanza, e non incolparmi della tua timidezza. La questione non era conoscere me oppure no, lo sai. Ero solo un'opportunità tra tante.
- Ma no, tu non c'entri infatti. Pace?
- Pace - mi presento io, va', che se aspetto te: X. Come va il piede?
- Abbastanza dolorante per ora - D, piacere. Passerà, comunque.
- E passerà anche la tristezza di fine serata, vedrai.
- Oh, ma non sono particolarmente giù di morale, cosa credi. Sei qui soltanto perché facevo fatica a prendere sonno.
- Meno male. Mi dispiaceva quasi che avessi accusato. E mi sentivo quasi responsabile.
- Che carino. Si vede che sei irreale.
- Vedi? Avresti dovuto darmi una chance.
- Ormai è andata così. E tu stai per sparire.
- Buona notte. Fossi in te comunque non pubblicherei questa roba.
- Buon consiglio. Ormai però è scritta, e non ho nessun manoscritto nel cassetto in cui infilarla. Domattina la rileggo, se è parecchio imbarazzante la cestino. Oppure no, per i motivi di cui sopra. In fondo è abbastanza lunga, leggeranno in pochi. E posso sempre cancellarlo, e cancellarti, più avanti.
- Ok. Riguardati. E la prossima volta, almeno provaci.
- Sai che non posso promettertelo.
- Lo so. Stammi bene.
postato da: Dis0rder alle ore 16:16 | link | commenti (11)
categorie: park-life
sabato, 23 maggio 2009

It's not our birthday anymore

Moz-Bus 
No, non me ne ero dimenticato. Non avevo scritto ieri, anche se ci avevano pensato tra gli altri Inkiostro e FedEpop (con abbondanza di link per veri fan e non).

Rimedio adesso. Tanto per te cambia niente: non mi avevi invitato alla tua festa, e nemmeno mi conosci. Se mi conoscessi poi sapresti anche che io faccio spesso gli auguri in ritardo, e mi perdoneresti. Uhm, no, probabilmente no.

moz-initiate 
I compleanni "pesanti" sono un appuntamento a cui giungono tutti, prima o poi. Anche io. Anche quelli che stanno leggendo questo post. E anche tu, è incredibile. 50. Il tempo è l'unico livellatore sociale, per festeggiare le cifre tonde (o semplicemente mettere un punto) non serve esser talentuosi, essersi impegnati, aver avuto particolare fortuna in amore o nella vita. Basta essere ancora qui.

Come ho celebrato la serata del tuo compleanno? Come peggio non potevo, forse. In un posto con musica pessima, gente quasi all'altezza della stessa e atmosfera che non potrebbe esser più lontana da quello che sono io, che siamo noi.
Poi mi sono spostato altrove. Ambiente completamente diverso, eppure egualmente inadeguato all'occasione. La stessa, eterna sensazione di essere fuori posto.
 
moz-maladjusted  
Poi sono salito in macchina per tornare a casa, da solo. E finalmente ho fatto partire Years of Refusal. Finalmente.

Sono arrivato a casa, dove mi attendeva un sonno profondo. E stamattina avevo un grosso sorriso stampato sulla faccia, grazie a un sogno fatto appena prima di svegliarmi e ancora ben nitido nella mia mente.
Più tardi mi sono riascoltato un tuo vecchio disco. E ho abbozzato un altro sorriso notando che tra le sue canzoni Last night I dreamt that somebody loved me precede proprio Unhappy Birthday. Guarda caso.

Forse mi sbagliavo. Una serata del genere era il modo migliore per festeggiarti.
Grazie per tutto, e nonostante tutto.

moz-refusal
(Nelle foto: un giovane Morrissey sfacciato e conturbante; una delle sue copertine più vituperate, con un Morrissey più maturo e a mio parere assai tenero e fascinoso; il Morrissey splendido cinquantenne di oggi. Ne volete ancora? Feticisti! Accomodatevi qui.
Il Moz-Bus all'inizio del post è stato creato grazie a questo.)
postato da: Dis0rder alle ore 20:34 | link | commenti (7)
categorie: musica, park-life, rapid eye movements
martedì, 12 maggio 2009

Rotten Apples

Con riferimento al penultimo post mi hanno dato privatamente di nerd.
Giusto in tempo per questo post, in cui mi propongo di attaccare quello che è il feticcio nerd-snob per eccellenza: il Mac.

Il dibattito tra adepti e detrattori della Apple esiste da anni, e ha senz'altro visto interventi più competenti ed esaustivi del mio.
Io voglio limitarmi a qualche considerazione sui motivi per cui, per quel che mi riguarda, Apple=no buono.


1) L'altro giorno mi trovavo in un megastore appartenente a una nota catena, con prezzi mediamente competitivi. Ho dato un'occhiata al costo dei portatili. Lasciando da parte la categoria dei mini-portatili con schermo a 8 pollici, il più economico notebook completo di tutto il necessario a un utente medio (160 giga di harddisc, memoria decente, webcam, wifi, dvd, prese usb, schermo 15') lo si portava a casa a 399 euro. c'erano poi decine di altre soluzioni a prezzi più alti.

Nell'isola accanto c'erano in bellissima mostra i Mac. Tre modelli soltanto, perché si sa, less is more. I prezzi: 950 euro il modello più sfigato, 1150 il mediano, 1700 e rotti il Macbook Air.

Ora, io non dubito che i Mac siano computer eccellenti sia nel design che quanto a usabilità. E ammetto che pochissimi tra i Mac-users che frequento/leggo si lamentano dei loro computer, e che praticamente nessuno di mia conoscenza è tornato al pc abbandonando il Mac. Questo vorrà dire senz'altro qualcosa: l'azienda di Jobs sa come tenersi stretti i clienti, in qualunque modo faccia.

Però mi spiace, io certi prezzi non li accetto. Il mio utilizzo del computer è alto dal punto di vista quantitativo e medio-alto dal punto di vista qualitativo (tengo aperte tante applicazioni contemporaneamente per lungo tempo, pur non utilizzando i programmi di grafica o editing audio-video in cui mi dicono il Mac essere "superiore"), e di certo mi lamento spesso di come Windows o alcuni programmi che ci girano si "impallino" periodicamente o vadano lenti.
Niente però mi toglie dalla testa che almeno per le mie esigenze (che penso siano simili a quelle di una parte significativa della ormai allargata nicchia di Mac-users) con neanche metà della cifra richiesta per un Mac si possa acquistare un pc fisso o portatile di medio-alto livello che assicuri la stessa stabilità e le stesse funzionalità.

Inutile che veniate a dirmi che da quando avete scelto Mac la vostra vita è cambiata e non tornereste mai indietro: vi credo. Sono sicuro che anche per me sarebbe così, se lo provassi per un po'! Il fatto è che non ne sento il bisogno. Come non sento il bisogno di un vestito firmato che costa 10 volte quello comprato ai saldi al mercato.
Anche da Firefox, nonostante tutit i difetti che ha iniziato a mostrare con le ultime versioni, non so se riuscirò mai a tornare ad Internet Explorer. Troppo più veloce, figo, comodo. La differenza è che Firefox è gratuito: per provarlo non mi sono dovuto far rapinare.


2) Veniamo agli accessori. Mi ero recato nel suddetto negozio per ricomprarmi il mouse per il pc, visto che il mio era deceduto dopo anni di onorato servizio.
C'erano mouse per tutte le tasche, anche se non capisco cosa abbiano in più i mouse da 60 euro (forse massaggiano le nocche?). Comunque dopo aver "scartato" (ma sarebbero stati comunque ottimi) un mouse della Trust a 9,90 e uno di altra marca sconosciuta ancor più economico (5 euro), ne ho acquistato uno Logitech dal design fighissimo (il mio primo mouse ottico!). Stesso prezzo del Trust: 9,90.

Dopo la scelta, do un'occhiata ai mouse per il Mac (i Mac hanno standard diversi per TUTTO). C'erano in mostra solo mouse dell'economica Trust, di due formati. Guardo il prezzo di quello più piccolo e presumibilmente meno costoso: 29,90. Trenta-euro-per-un-fottuto-pidocchioso-mouse-Trust.


3) Gli iPod e i loro prezzi: vogliamo parlarne? Va detto che ultimamente la Apple ha tirato fuori modelli per tutte le tasche (quando esistevano solo gli iPod con grande capienza, bisognava sborsare roba come 300 euro per averne uno!). Ma resta il fatto che esistono concorrenti come la Creative ed esistono le sottomarche, e potrai sempre avere un prodotto equivalente per memoria e funzioni e altrettanto (se non più) duraturo, a una cifra anche molto inferiore.


4) da non-utente Mac e iPod, il mio contatto con i prodotti Apple si limita ai software. E non si può dire che tali software - anche quelli gratuiti - mi rendano la casa di Steve Jobs simpatica.
Il mio computer è Apple-free: o almeno, VORREBBE esserlo. Perché non ho mai installato iTunes e ho disinstallato da tempo l'ancor più inutile Quicktime (impossibile da utilizzare e aggiornare), ma grazie ai maneggi della Apple a volte basta aprire una pagina web nel sito di un gruppo per far scattare un collegamento spammoso al sito di iTunes e una richiesta di installazione del relativo programma. Mentre a volte tutto si blocca senza motivo, e dal nulla appare una simpatica finestra che mi propone di installare Quicktime, iTunes e Safari. No-neeee. Non-li-vo-glio!

- - -

Detto tutto ciò, non sono un oltranzista: regalatemi un Mac e lo utilizzerò, pronto a cambiare idea su tutto. Come dite, un po' costoso come regalo? Ecco, appunto.
E anche se non fosse costoso per voi, avrei più piacere che sprecaste molti meno soldi per un regalo al sottoscritto. Niente Mac, ma (con la differenza) opere di bene.
postato da: Dis0rder alle ore 00:59 | link | commenti (28)
categorie: media, park-life, blog e web
lunedì, 11 maggio 2009

1969-2009

viola68-69
Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo (Rizzo dall'80').
(non utilizzati: Bandoni, Stanzial, Pirovano, Cencetti, Danova, Mariani)
All. Pesaola.

Esattamente 40 anni fa, minuto più minuto meno, la Fiorentina scesa in campo con questa formazione vinceva 2-0 a Torino contro la Juventus nella penultima giornata di campionato, conquistando il suo secondo e ultimo scudetto.

Soltanto due sì, ma guadagnati. E l'orgoglio di non dover rimpiangere gente come Moggi vale più di dieci stellette.
postato da: Dis0rder alle ore 18:02 | link | commenti (4)
categorie: sport, viola

Age of consent

Il compleanno più importante, il giorno in cui ci si affaccia finalmente all'età adulta, il momento di ingresso nel novero delle persone responsabili e nella cittadinanza piena.

Stronzate. Il mio diciottesimo compleanno non lo ricordo nemmeno: sarà stato una noia mortale, come quasi tutti i compleanni (neanche sempre) festeggiati all'epoca. Alcool, sbattimenti assurdi per riunire un tot di persone (non sempre tutte davvero gradite), bidoni dell'ultimo momento, pizza unta e tris-di-primi, bombe carta ripiene di rifiuti inzuppati lanciate da un'estremità all'altra del tavolo in pieno stile scuole medie, alcool, sempre e solo gli altri che limonano, alcool, niente colpi di scena o momenti epocali. Che palle.

brindakonpapi
... ma non per tutti è così evidentemente: ad esempio la modella (?) e studentessa (?) campana Noemi Letizia, nella prestigiosa cornice di un locale sulla circonvallazione di Casoria, circa un paio di settimane fa lo festeggiava in grande stile e con invitati d'eccezione. E potrà raccontare per tutta la vita di quando l'innocente party con parenti e amici organizzato per il suo diciottesimo compleanno ha visto Papi entrare a sorpresa con un collier tutto per lei, e ha provocato a stretto giro di posta il divorzio della "coppia reale" italiana e una settimana di polemiche assortite.
Mica roba da tutti.

Ma il motivo di questo post non è riepilogare l'intera squallida vicenda (dalle interviste imbarazzanti di figlia/madre/padre alle balle improvvisate una dopo l'altra dall'entourage di Berlusconi per giustificare le frequentazioni equivoche, dal divorzio che ha messo fine all'ennesima Farsa Italiana al servizio fotografico palesemente contraffatto che tv e giornali di regime hanno tentato di accreditare come prova di buona fede, fino all'inevitabile riscossa finale di Papi nella puntata di Porta a Porta confezionatagli addosso).

Né questo post vuole riflettere ulteriormente (e fuori tempo massimo) su come sia ovvio che una maggioranza di elettori che non si scandalizza di fronte a nulla (amicizie con mafiosi e neofascisti, illegalità diffuse nell'avvento e nella permanenza al potere, condanne evitate con leggi ad hoc e via così) se ne freghi poi anche dell'incoerenza e delle palesi fregnacce diffuse sulla propria vita privata. Questi continuerebbero a votarlo e a fidarsi di lui pure se uscissero fuori foto o video (veri, falsi, che importa?) in cui pippa con Kate Moss e zompa addosso a suore quindicenni con una sesta di plastica. Figuriamoci poi se qualcuno si fa domande tipo "ma chi diavolo è allora questo Benedetto tizio di cui il premier è amico di famiglia"?

Né infine questo post vuole esprimere considerazioni su come anche stavolta la vicenda sia finita in caciara (anche sui media "seri"), da una parte permettendo al nano malefico di passarla liscia come sempre (quando nel resto del mondo ombre molto più lievi provocano dimissioni e stroncano carriere politiche) e dall'altra coprendo per qualche giorno notizie altrettanto o più importanti.

No, questo post vuole soltanto testimoniare ai pochi affezionati lettori di questo blog il personale momento Pete Best vissuto dal suo tenutario la scorsa settimana.

Avrete tutti presente Brinda con Papi, il geniale instant blog che nei giorni scorsi ironizzando sull'autenticità delle foto della festa incriminata ha raccolto centinaia di fotomontaggi inverosimili. Lo ha linkato chiunque in rete, ne hanno parlato i giornali e radio, il suo creatore Dietnam è stato intervistato ovunque. Un vero e proprio fenomeno della rete, che ha travalicato i confini nazionali (pure lo Spiegel!)
Se non l'avete ancora presente, fateci un giro perché è scemo ma divertentissimo (non tutti i montaggi sono orrendi come quello sopra, opera mia; e una risata non ci seppellirà, lo faranno semmai altri 10 anni di Berlusconi).

Ecco, senza nulla togliere a Dietnam e ai suoi collaboratori, che ci hanno messo la faccia, il nome e giornate intere spese attaccati al computer (e meritano quindi tutti gli onori e le menzioni del caso), indovinate un po' CHI ha lanciato per primo l'idea, rivolgendosi pigramente proprio a chi sapeva l'avrebbe raccolta (visti i molti precedenti)?

Ebbene sì, c'est moi.
Non ci credete? Ecco le prove.

Potevo farlo io, o comunque ritagliarmi un ruolo più attivo in questa storia? Forse. Ma che volete farci, sono uno che preferisce rimanere un po' nell'ombra.

---

Lorna - Papi Chulo (una concorrente dell'edizione di X-Factor appena conclusa si chiama Noemi. Voglio una sua cover di questo pezzo, subito!)
postato da: Dis0rder alle ore 04:34 | link | commenti (6)
categorie: media, televisione, attualità, granducato, park-life, blog e web, politica e diritti, trash e fuffa
lunedì, 27 aprile 2009

My own private iTunes #1

Intro, che voleva essere corta. In un momento in cui da una parte i post musicali arretrati da queste parti si accumulano inesorabili, dall'altra la crisi mondiale della discografia si aggrava sempre di più con le major che esalano gli ultimi rantoli (almeno in Italia, dove sembra che tutti i nuovi talenti su cui puntare siano i freschi ex concorrenti di X-Factor e Amici), e dall'altra ancora nemmeno il blogging (musicale e non) se la passa troppo bene, ho deciso di inaugurare una nuova rubrica destinata a non avere seguito.
Niente di nuovo: una semplice playlist dei 15 pezzi più o meno in heavy rotation per ME, che a mio insindacabile giudizio sono ovviamente di livello più alto rispetto a quelli che finiscono nelle classifiche di vendita fisiche e digitali (avete notato come ormai allo "spopola su internet" e all'ormai superato "impazza su myspace" si è sostituito come nuovo luogo comune per parlare di un artista emergente e conferirgli credibilità la frase "è in testa alle classifiche di iTunes"? Evidentemente cani e porci di ogni risma riescono ad andare in testa a questa classifica - che mi rifiuto anche di andare a consultare visti i personaggi che sembrano bazzicarla - con una facilità disarmante. I casi sono due, o bastano davvero 20 download a pagamento per finire in topten, oppure è valida la mia teoria per cui scaricare file digitali a prezzo superiore a quello di un cd è così antieconomico e insensato che per una sorta di selezione naturale si ritrova a farlo soltanto chi ascolta musica cerebralmente degradante).

La fonte di questa playlistina-classifichina, che vorrebbe avere cadenza tendenzialmente stagionale, è il mio account  lastfm - con qualche adattamento e con la scelta di un solo brano  per autore. Ho incluso soltanto cose uscite di recente: quasi tutti dischi del 2009, salvo un paio di casi in cui sono arrivato in ritardo di qualche mese. I commenti - spesso anche sul relativo album -  saranno quanto di più sintetico possibile per i miei standard.
Insomma, se volevate chiedermi che novità ho gradito ultimamente, ecco qui.
Engiòi.


1. Morrissey – Something Is Squeezing My Skull
Di pezzoni nel nuovo Morrissey (complessivamente da strapromuovere) ce ne sono diversi. Questo è l'inizio. There is no love in modern life.

2. Maxïmo Park – The Kids Are Sick Again   
L'album è in uscita a breve, ma per motivi imperscrutabli mi sono già fatto una prima idea. Forse poteva andare meglio. Intanto però il singolo è da brividi.

3. Afterhours – Il Paese È Reale
Già non se ne parla più, ma l'operazione-Sanremo-compilation è stata interessante. Il pezzo è ottimo, migliore di buona parte de I Milanesi.

4. John Frusciante – Unreachable       
Psichedelia, tutte le teste le porta via. Album grandioso.

5. Dente – Buon Appetito
Canzone Italiana Magone dell'anno.

6. Grand Duchy – Black Suit
Frank Black Francis, il suo sguancio, i coretti della moglie, la drum machine, anything that's blue is turning blaaaack.

7. Animal Collective – Summertime Clothes
Paul McCartney + legna - lagne, e il pezzo spicca sugli altri - tutti almeno gradevoli - di Merriweather Post Pavilion.

8. Speedmarket Avenue – Way Better Now   
Album del 2008, ma gli svedesi sono passati in Italia da poco. Scanzonatissimi, questo pezzo e loro.

9. Fitness Forever – L'Anarchica Pugliese
Dello stato faccio a meno se sei mia / Maria Pia. Disco light-pop del primo semestre.

10. M83 – Kim & Jessie
Un altro gradito recupero 2008.

11. Pet Shop Boys – Love Etc.
Yes è omogeneo, frizzante, eppure non mi ha ancora conquistato. Lo farà mai? (video-platform fantastico)
                      
12. zZz – Angel
Di questi già ne parlai. Il pezzo è roba wave.

13. Hatcham Social – Hypnotise Terrible Eyes
All'esordio, a un primo impatto poco originali, se gli dai una chance rivelano invece diversi gran bei pezzi. Qui big mouth strikes again, again.

14. Art Brut – Alcoholics Unanimous
Frank Black sta anche dietro a questo album. Che spacca. Già dall'inizio. I've been up all nigh / I've been making mistakes / I'm hiding it well / but I don't feel great.

15. The Pains of Being Pure at Heart – Everything With You
Fuzz-fuzz + melodie strappacore.

Update - Extra Track:
Franz Ferdinand - Ulysses
  
Il singolo, una volta che ti entra dentro, è ottimo e soprattutto in pista funziona alla grande. Che io mi sia dimenticato di inserire nei 15 un pezzo dei FF è però indicativo di quanto sia degno di menzione - yawn - il resto dell'album.


[cercatevi i myspace o altri video su youtube. scaricate. gradite. comprate. andateli a vedere. mandate a quel paese chi dice che grazie a internet si danneggia la musica]
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categorie: musica
domenica, 26 aprile 2009

L'aiuto da casa

- Ciao!
- Ciao! Non sento nulla.
- Un momento, sto uscendo dove si può parlare in pace... eccomi.
- Dove sei? Scommetto a una serata indie delle tue.
- Senti, quelli in sottofondo sono i Placebo. La cosa meno truzza sentita finora [e ringrazia che non ti racconto, perché non voglio farti spendere troppo al cellulare e comunque non potresti capire, della imbarazzante cover band dei Cure subìta prima, del cantante che sembrava un incrocio tra Solange e Marc Almond dopo l'incidente di moto, del chitarrista che pareva Andreotti dalla Perego, del ritornello di A Night Like This cantanto con il lalala perché Mark Solange non sapeva le parole, e soprattutto del testo di Just Like Heaven modificato grottescamente in "and I promised you I'll run away FROM you"].
- Non importa, sarà roba indie.
- Vaffanculo.
- Sono qui con X e Y, abbiamo bisogna del tuo aiuto per una cosa su cui ci stiamo interrogando da un po'.
- Spara.
- Chi cantava "Maledetta Primavera"?
- Scherzi, vero?
- No.
- Ovviamente la Goggi!
- Qui protestano. Ma non era un'attrice, lei? Cantava anche?
- CANTAVA ANCHE? Ma se ha inciso e venduto un sacco di dischi, all'epoca!!!
- Boh. Comunque grazie.
- E avete pensato che io questa cosa l'avrei saputa certamente, eh?
- Già.
- (...)
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categorie: musica, park-life
venerdì, 24 aprile 2009

A Repubblica e alla Rai

Ultimamente ho trascurato un po' più del solito il blog. Ho letto post altrui su vari argomenti, ho pensato a cose da scrivere, ma la scarsità di tempo e ispirazione mi hanno frenato. E poi non riuscivo a scrivere di nient'altro prima di aver parlato un po' più diffusamente di quel che è successo in Abruzzo. Non che abbia contributi particolari miei da fornire: come tutti mi sono preoccupato per i pochi abruzzesi che conosco, sono rimasto colpito dagli oltre 300 morti (cifra ancora indicativa, temo), dalle città distrutte, dal dramma degli sfollati, dall'incubo delle nuove scosse a distanza di settimane. Avrei potuto limitarmi a qualche link a lato, ma a questo punto ne approfitto per raccogliere in un unico post un po' di notizie e scritti altrui che mi hanno colpito e fatto riflettere.

Uno lo riporterò per intero, in fondo a questo post. Si tratta dello sfogo del giornalista siciliano Giacomo Di Girolamo, che partito dal suo sito e da facebook ha fatto il giro del web nei giorni immediatamente successivi a quelli delle scosse più violente, mentre ancora si stava scavando per recuperare gli ultimi corpi.
Mentre di fronte della tragedia abruzzese si scatenava l'inevitabile carrozzone mediatico all'italiana (ma ancora non c'erano state le foto quotidiane di Berlusconi abbracciato alla vecchina di turno, la new town, le battute sul campeggio e tutto il prevedibile campionario di orrori e strumentalizzazioni, da cui nemmeno l'opposizione di centro-destra stata del tutto esente), alcuni di quei pensieri amari e rabbiosi sono stati anche i miei. E leggerlo fa riflettere, al di là delle conclusioni (io per esempio sono d'accordo nelle critiche al modello di società che alterna malaffare e disinteresse sociale e politico alla solidarietà lava-coscienze in caso di emergenza, ma non sono convinto che sia giusto boicottare tutte le raccolte di solidarietà, che non ritengo inutili né dannose in sé).

Intanto però vado con tutto il resto:


- A proposito della solidarietà, per prima cosa potete trovare qui e qui informazioni su diverse raccolte in corso o su altri modi per rendersi utili - personalmente tendo a fidarmi poco di sms, generici fondi (perduti?) della protezione civile e cattolicume vario, e un po' di più di associazioni serie di volontariato che si occupano di progetti precisi sul territorio.


- The Big Picture - The L'Aquila Earthquake: raccolta di foto davvero impressionanti (c'è davvero differenza con il peluche - vedi commenti al mio post precedente - dei quotidiani online italiani? Non so dirlo, ma il contesto mi pare diverso, più in stile "documento per mostrare quel che è successo al mondo". E non c'è la colonnina con tette e culi accanto. E le foto non sono rubate da internet ma attribuite a chi le ha scattate)


- Miss Kappa è una blogger de L'Aquila. O meglio, una blogger che abitava a L'Aquila.
Il 31 marzo scriveva:
Sono tre mesi che a L'Aquila la terra trema. Quasi trecento scosse.Ieri alle 15,38 c'è stata quella fortissima. Panico in tutta la città. A seguire, altre quattro abbastanza intense. E stamani alle 8 un'altra ancora. Io ho dormito in auto. Sono terrorizzata.
A presto. Spero.

E' l'ultimo post scritto prima del terremoto. Gli aggiornamenti successivi sono avvenuti con connessioni di fortuna, dalla tenda o dal camper. Inutile dire che la situazione fotografata da lì non è esattamente quella dei tg.


- L'ospedale de L'Aquila (uno dei simboli del terremoto, insieme alla maledetta casa dello studente) non risultava ancora nelle mappe catastali. Era stato aperto nel 2000 da un direttore generale che oggi è stato nominato consulente per l'Agenzia Regionale Sanitaria dal presidente della Regione di centrodestra Chiodi. Del resto la coalizine è quella di Berlusconi, per cui prima delle inchieste viene il ricostruire (non importa se magari l'appalto viene concesso alle stesse società che hanno decine di morti sulla coscienza).


- Il caso Santoro. Andare contro la messa cantata, e puntare il dito sulle ombre nell'organizzazione dei soccorsi e nella prevenzione, significherebbe essere poco professionali (!), insensibili, remare contro la solidarietà. E una vignetta come quella di Vauro sulle cubature - che fa non ridere bensì riflettere sull'avvedutezza della politica del condonismo, la stessa che porta al crollo di palazzi che dovrebbero essere sicuri) sarebbe sciacallaggio e mancato rispetto dei defunti.
Mentre non lo sarebbero le sceneggiate di Berlusconi con il cappello da pompiere, lo spostamento del G8 estivo a L'Aquila (perché così "I no global non avranno cuore di ferire una città già colpita dal terremoto, non credo proprio che avrebbero la voglia e la faccia di venire qui a manifestare in modo duro") o la propaganda elettorale continua dei vari ministri (Brunetta che regala un pc+adsl a tutti gli studenti abruzzesi: così potranno agilmente twittare in diretta il crollo della prossima casa dello studente costruita con sabbia di mare).
(Su Santoro, vedi anche Michele Serra)
(E non mi interessa se Santoro e Travaglio sono opportunisti, se cercano nuove candidature o contratti migliori per il loro staff, se sono narcisisti. Attaccarli da sinistra su queste cose equivale alla posizione alla D'Alema sul conflitto d'interesse. O si è a favore del giornalismo libero da censure, anche se antipatico o controproducente o a volte in errore, oppure si è contro).


- Due post personali: il terremoto abruzzese vissuto da relativamente vicino (Giulia a Roma, con i suoi ricordi del Friuli), e da molto lontano (Totentanz, in Germania).


- Il Bdd su musica, coscienza e solidarietà.


...e per chiudere, il pezzo di Giacomo Di Girolamo di cui parlavo sopra. Centinaia di famiglie saranno ancora senza casa per diverso tempo, ma i problemi non si limitano a quello. C'è da vigilare sui soldi della ricostruzione e su come verranno impiegati, sugli appalti, sulla prevenzione. In Abruzzo e non solo, perché gran parte d'Italia è zona sismica. Anche se la notizia ha già perso la prima pagina, e la tv presto smetterà di occuparsene. La cosa più impegnativa sarà tenere alta l'attenzione da ora in poi.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo


- - -

Baustelle - Alfredo  
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categorie: media, televisione, attualità, politica e diritti
mercoledì, 08 aprile 2009

Riotta vergognati


Trenta secondi di scossa (quella principale) per il terremoto che in Abruzzo ha provocato centinaia di vittime e di feriti, oltre ad migliaia di sfollati.
Settanta secondi di autofellatio per il Tg1 trionfatore negli ascolti.
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categorie: media, televisione, attualità
sabato, 04 aprile 2009

Osteria numero venti

Tu,
simpatico avventore di discoteca che ieri sera ballavi con la tua fottuta sigaretta ben nascosta nel palmo della mano, non sia mai che il buttafuori ti chieda gentilmente di spegnerla.
Tu,
che al mio passaggio mi hai provocato una bruciatura sul palmo, piccola ma a tutt'oggi visibile e dolorosa.
Tu,
che non ti sei girato né tantomeno scusato, e hai continuato a nascondere la sigaretta, ma io lo sapevo che la tenevi in mano - o magari no, ti è caduta nell'urto e non te ne sei neanche accorto, perché chi se ne importa di restare sobri quando puoi stordirti e rischiare di sfregiare chiunque capiti a tiro, oltre naturalmente ad affumicarlo.

Tu,
sai dove ti auguro di vedertene e soprattutto sentirtene ben presto spenta una.

(in mancanza di sigarette, mi riterrei soddisfatto anche con il contrappasso alternativo suggerito dal titolo del post)
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categorie: park-life
giovedì, 02 aprile 2009

Che segno sei? Leone

darkroomSono senza parole. Non solo oggi scopro che quelli di Repubblica.it, più che alla frutta ormai evidentemente al terzo ammazzacaffè, hanno intitolato una rubrica di interviste Darkroom (!). La annunciano pure, ovviamente nella colonna (mai troppo) svergognata, con un sobrio richiamino come quello qui sopra.

Il giorno in cui Ranieri dovesse rimproverare a chicchessia di alimentare voci di qualunque tipo su di lui, ecco, magari potrebbe iniziare dicendone quattro al suo ufficio stampa...
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categorie: media, trash e fuffa
lunedì, 30 marzo 2009

Vignettristi/1: Forattini

forattristi 
Stavo pensando che i siti e blog che pubblicano o riportano fumetti e vignette divertenti sono decisamente troppi, e invece si sente il bisogno di un tumblr o almeno di una sporadica rubrica dedicata alle vignette tristi.

Direi quindi di inaugurare Vignettristi [*] con questo bozzetto del sempre simpatico Giorgio Forattini (inutile aggiungere altro sulla sua lunga e fulgida carriera, la pagina Wikipedia basta e avanza), apparsa sabato scorso sulla prima pagina di un quotidiano già recentemente celebrato su queste pagine.

La tristezza, badate bene, non sta tanto nel significato umoristico (?), peraltro a tratti anche discutibile visto che la falce e martello sono vive e lottano insieme a noi (e ci sentiamo tutti molto più sollevati...).

No, è una semplice, noiosa questione di ablativo.

- - -

[*] anche solo per la soddisfazione di utilizzare questo titolo stupido e giustificare questo post. In realtà la rubrica potrebbe anche iniziare a finire qui. Eventualmente segnalatene altre, o riprendete altrove l'idea. Non mi offendo.
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categorie: media, politica e diritti, trash e fuffa

Il Quindicennio

1994 - 2009.

Niente, è che gli anniversari fanno impressione.
Duro rendersi conto e dover accettare una volta di più che in tutta la propria vita di cittadino consapevole il punto fermo sia stato quel televenditore da strapazzo, che nel weekend appena trascorso ha celebrato l'ennesimo trionfo e che solo cause naturali ci toglieranno dai piedi, tra chissà quanti anni.

Un quindicennio (non venitemi a dire che negli anni di traballante governo del centrosinistra c'è stata una vera discontinuità) è già consegnato alla storia, e salvo improvvidi sovradosaggi di Viagra ci sono tutte le condizioni umane e politiche perché questo personaggio possa eguagliare e superare i vent'anni di potere di un altro noto devastatore del paese in cui sono nato. Vendendo le stesse parole, le stesse bugie, le stesse paure, gli stessi sogni di plastica a sempre più persone.
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categorie: politica e diritti
venerdì, 27 marzo 2009

I wanna run with the beast, yeah

zZz1 Lo strambo tour de force concertistico infrasettimanale di un mesetto fa, iniziato con gli Oasis, era proseguito in terra romagnola e per la precisione al Clandestino (Clan per tutti frequentatori, mi dicono). Il locale faentino, in cui non ero mai stato (non ero proprio mai stato a Faenza: il piccolo centro cittadino di sera è davvero bello), è in realtà un insieme di ambienti collegati: c'è il ristorante, il bancone per chi vuol un aperitivo veloce, la sala del biliardo, la zona pub in cui la musica non arriva. E poi c'è la parte con il palco. Zona palco e palco sono piccoli, ma funzionali per piccoli concerti da godersi a stretto contatto con chi si esibisce (peraltro tutti i live qui sono a ingresso gratuito, con un cartellone che spesso propone prima degli altri dei nomi emergenti interessanti).
   zZz2 E quello che ci ho visto io è un concerto che si annunciava stuzzicante: quello degli zZz, duo di Amsterdam formato da batterista/cantante più organista. I due, che dal vivo rivelano l'aspetto trucido che mi attendevo (da camionista psicotico il cantante, da tossico l'organista), sono da poco usciti con il secondo lavoro Running With The Beast, che segue The Sound of zZz del 2005. Il primo album è un po' più essenziale e meno maturo. Running With The Beast invece è stato uno di quelli che più ho ascoltato negli ultimi tempi: una serie di pezzi dal notevole piglio pop/tamarro, tutti eseguiti con qualche sintetizzatore ed effetto ma soprattutto batteria pestona e tanto tanto organo. Pochi strumenti, ma canzoni pienissime, trascinanti e varie: punti in comune si possono trovare con i Joy Division e gli Arcade Fire, i Doors passati sotto anfetamina e i Suicide, la dark-cold-wave e i Klaxons, i Battles e i Chemical Brothers. Giusto per fare alcuni nomi. Potrebbe sembrare un minestrone indigesto, ma non lo è (almeno, a me piace: l'album è in streaming integrale su Last.fm se volete giudicare). 
  zZz3Psichedelia, gusto melodico e cattiveria dal vivo non scompaiono affatto: gli olandesi ripropongono quasi interamente i due album (forse perché poco congeniale al live, non è in scaletta il singolo Grip che accompagna il recente spot Fiat dal concept simile al video: quanti gruppi poco famosi possono permetterselo?). Un live senza sosta né risparmio di energie (l'organista nel finale sale anche in piedi sopra il suo strumento).
  zZz4Pezzi che rendono meglio dal vivo: Running With The Beast, Majeur e su tutte Sign Of Love.
Non ricordo quanto è durato, mi pare un'oretta.
Sì, ero anche abbastanza ubriaco.

zZz5zZz6

















A margine:
1) a fine concerto il simil-tossico aveva le sue fans (potere del rocknroll), il simil-camionista no. Solidarietà.
2) uno dei due - non ricordo quale - mi ha detto che è possibile un ritorno in Italia abbastanza a breve. In effetti sono poi tornati proprio in questi giorni, come da myspace (Massa - Roma - Cosenza - Napoli - Modena). Ahimé, ho postato troppo tardi, faccio in tempo a consigliare solo le ultime 2 date (stasera e domani). Se vi piace il genere, non perdeteli.
3) non ero abbastanza ubriaco per perdere la partita a biliardo della staffa, però. Tiè :P

zZz7
Setlist (ho barato: qualche canzone l'avevo persa, ma ho opportunamente fotografato una scaletta da cui copiare in seguito...):

House Of Sin
Angel
Sign Of Love
Extacy
Spoil The Party
Lover
Majeur
Godspeed
Amanda
Soul
The Movies
Running With The Beast
Theme Of zZz
Lucy
Loverboy
Hammerhead/Lalala

zZz - Running With The Beast (Live) 

zZz8 
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categorie: musica, live reports
martedì, 17 marzo 2009

Fatta l'Italia, strafatti gli italiani

[Disclaimer: Hai fretta? Non sopporti i post verbosi e lamentosi e musoni? Puoi scendere subito a guardare l'immagine alla fine del post. Il resto è solo contorno inutile, forse. Ma finché attori o ex soubrette improvvisati parlamentari non vareranno leggi che proibiscono i blog e i post con contenuto anti-italiano (e non è detto che manchi molto tempo) lasciatemi sfogare.]


Fatta l'Italia andavano fatti gli italiani
, si cominciò a dire dopo la spedizione dei Mille (1860).
Oggi, nel 2009, si può dire che nonostante i mille localismi e le tante sperequazioni economiche e sociali alcuni caratteri comuni alla maggioranza degli abitanti dello Stivale e invariati da Trieste a Lampedusa sono emersi. Il cammino è stato lungo e tortuoso: ci sono state guerre di indipendenza, lotte e conquiste sociali, due guerre mondiali, il fascismo e la resistenza, l'espansione economica del secondo Novecento, gli anni di piombo, Licio Gelli. Ma alla fine certi tratti (forse da sempre storicamente connaturati alle popolazioni delle varie regioni) hanno prevalso: sono quelli degli italiani qualunquisti, degli italiani diffidenti e poco velatamente razzisti, degli italiani provinciali, degli italiani opportunisti, degli italiani maggioranza silenziosa.

Un discorso estremizzato, se volete: ma sostenere posizioni più ottimiste è difficile, guardando all'evoluzione politico-elettorale negli ultimi 15 anni: metà degli italiani ormai vota e sostiene in parte a cuor leggero, in parte con piena convinzione una coalizione di xenofobi, populisti, nostalgici del Ventennio, aspiranti sostenitori dello Stato etico e totalitario, persone a cui è estraneo il senso della democrazia e della legalità. Mentre l'altra metà si allontana inesorabilmente dalle urne e dalla partecipazione civile (quando non materialmente dal paese), disgustata da una classe politica di opposizione incapace e pavida quando non maneggiona e in malafede.

Una de-voluzione sconfortante, che come capita per tutte le sconfitte ha molti colpevoli: la televisione e conseguente berlusconizzazione culturale generalizzata, il Vaticano, ciascuno di noi.
E in un paese che non legge, non si sa quanto la grande stampa possa essere accusata di aver contribuito attivamente a peggiorare le cose e quanto invece sia solo colpevole di essersi allineata - ai fini della sopravvivenza commerciale - ai trend della superficialità, della spettacolarizzazione e della manipolazione della notizia imposti dalla televisione (principale fonte di informazione degli italiani ormai da generazioni).

La mia, come dicevo, è una visione di parte: di quella parte minoritaria di italiani che prova disgusto crescente per i telegiornali oscillanti tra marchetta e min.cul.pop nani & ballerine, per gli allarmi sicurezza alimentati ad hoc a fini elettorali e culturali (in senso lato), per le ronde incoraggiate dalle istituzioni, per i pestaggi omofobi o razzisti di cui nessuno più si scandalizza, per i provvedimenti razzisti che non si fermano neanche di fronte ai bambini, per le sentenze definitive disattese, e potrei continuare per molto.

Ma c'è anche un'altra Italia, più ottimista nonostante la crisi, più sicura dei suoi valori (?), più felice di essere italiana. E' l'Italia a cui si rivolgono e che allo stesso tempo è rappresentata da giornali come La Nazione - avamposto del vuoto culturale berlusconian-renziano in Toscana, almeno a mia memoria storica (non sono preparato ad esempio sulla linea editoriale in epoca giolittiana).

Quest'anno si festeggiano i 150 anni del giornale fiorentino, fondato nel 1859 e quindi coetaneo dello stato unitario. A Firenze, per chi fosse interessato, c'è una mostra celebrativa a cui si incontra bella gente.

Per festeggiare La Fazione, che ho la "fortuna" di ritrovarmi spesso fra le mani
(e che quindi visto il mio quasi totale abbandono del mezzo televisivo e della frequentazione sociale di elettori del centrodestra rappresenta per il sottoscritto un importante punto di collegamento con il paese reale e una fonte costante di risate amare), non rivangherò la finta obiettività con cui si accosta (con il gruppo editoriale di cui fa parte) alle competizioni elettorali nazionali e locali; non mi metterò ad elencare i prestigiosi editorialisti che hanno allietato negli anni i suoi lettori (si va da Brunone Vespa ad Alessandra Borghese, dall'indimenticato monsignor Maggiolini a Luca Volonté - giuro); non prenderò ad esempio della sua indipendenza dai poteri forti il fatto che qualche settimana fa, all'indomani della sentenza di condanna di primo grado per danni ambientali dei vertici Cavet (per i lavori della Tav nel Mugello, Toscana), la notizia non compariva nella prima pagina nazionale né in quella locale; e soprattutto non ricorderò i giochetti bipartisan che qualche mese fa, una volta scoperti dalla magistratura, hanno costretto alle dimissioni il precedente direttore (toh, nell'articolo si legge il nome di Impregilo, che è anche nel consorzio Cavet).

Mi limito invece alla cronaca spicciola. Eccolo qui sotto il giornalismo d'inchiesta, eccola qui l'informazione vicina alle esigenze di vita quotidiana fornita da La Nazione, in questo paginone attira-guardoni in pieno stile Dracula contro Godzilla apparso la scorsa settimana (sicuramente anche sul Carlino bolognese) che fa impallidire decenni di copertine di Cronaca Vera.

Da 150 anni vicino al cittadino. E i risultati si vedono.

Franzoni_vs_Marchi
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categorie: media, attualità, granducato, politica e diritti, trash e fuffa
giovedì, 05 marzo 2009

You better get on your knees and pray, panic is on the way

panico-porta_a_portaIeri sera mi è capitato di guardare Porta A Porta, dopo tanto tempo - e non perché è rimasto acceso Raiuno: ho proprio deciso di guardare l'intera puntata. L'argomento, oltre a non riguardare politica e cronaca nera (altrimenti me ne sarei tenuto ben lontano), non era troppo trash, e oltretutto l'ho trovato particolarmente intonato al programma di Vespa e alle sensazioni che trasmette normalmente ai suoi telespettatori: si parlava infatti di attacchi di panico e fobie.

Purtroppo mi è capitato in passato (come del resto a vari conoscenti) di soffrire di lievi disturbi di ansia, perciò ero incuriosito. Devo dire che non è stato così male, anche se le cose interessanti dette dai vari ospiti intervenuti (in mezzo a un mare di fuffa e di autopromozione) già le sapevo. Purtroppo una trasmissione di due ore sull'argomento puoi alleggerirla quanto vuoi, ma è inevitabilmente ansiogena a sua volta: non il massimo quindi per i telespettatori che potrebbero averne più bisogno.

Tra l'altro, sono riuscito ad arrivare in fondo alla puntata sopravvivendo alle seguenti cose:

- la rissa senza esclusione di colpi tra lo psichiatra Crepet e un neurologo (com'è naturale viste le diverse professioni, il primo privilegiava la natura di sintomo del disturbo di panico  e l'approccio psicoterapeutico, il secondo lo definiva come malattia e privilegiava il trattamento farmacologico)

- i racconti di disturbi di ogni tipo degli ospiti in studio, ma soprattutto quelli angoscianti di Simona Izzo, l'ipocondria fatta persona ("sono nata dopo la mia gemella e mi hanno dimenticato 40 minuti nella pancia di mia madre. E me lo ricordo!")

- la presenza di Karina "sei faaalsa" Cascella della Talpa

- la confessione della fobia di Vespa: subire assalti sessuali  da una donna all'interno di un'ascensore della Rai, con successiva denuncia di molestie (a quanto pare cerca di evitare la situazione)

- un incomprensibile servizio finale con un neo-eletto Giovanni Paolo II che pronuncia le note parole "non abbiate paura" (ma infilato in un panino multi-partisan in stile Tg1 pre-sterminio dei partitini, con citazioni anche della Betancourt e di Obama)

Devo ricordarmi di avercela fatta ad arrivare in fondo, nel caso avessi qualche disturbo in futuro: mi rassicurerà senz'altro.

PS. un momento, Uma Thurman che soffre (così affermava uno dei servizi-riempitivo sulle paure dei vip) di claustrofobia??? E questa chi l'ha girata?

Nella foto sopra, il rilassante inizio di trasmissione.
postato da: Dis0rder alle ore 22:17 | link | commenti (10)
categorie: televisione, attualità, trash e fuffa

Need a little time to wake up, wake up

[Ah, i bei post da oltre 10.000 battute di una volta! Si parla di un concerto, di un gruppo e di altarini vari. Fate finta che ci sia il "continua a leggere". Chi ha fretta lo ignori, o ripassi quando avrà tempo]


Negli ultimi anni mi sono preso le mie soddisfazioni concertistiche, riuscendo a colmare diverse lacune e sentire dal vivo per la prima volta alcuni gruppi e artisti che per me hanno significato molto. Dovessi oggi stilare la classifica delle band ancora in attività mai viste e che terrei molto a vedere, farei fatica a riempire 10 posizioni (anche se la lista potrebbe sempre esser rimpolpata in futuro da qualche più o meno felice reunion). A occhio e croce ci starebbero sicuramente i Manic Street Preachers (pressoché impossibile vederli in Italia in un concerto loro, troppa sproporzione tra il cachet del gruppo e lo scarso pubblico italiano) e Maxïmo Park (per cui si attende speranzosi una discesa nello stivale dopo l'uscita del nuovo album). Qualcun'altra me ne verrebbe in mente di sicuro, se ci pensassi ancora. Volendo ci possiamo mettere pure gli U2, anche se vederli oggi avrebbe poco senso.

Fino a martedì scorso, in questa lista ristretta c'erano anche gli Oasis.


Che da queste parti si adorino i primi due album della band dei fratelli Gallagher (ma perché, c'è qualcuno a cui quei due album non piacciono?) è risaputo. L'effetto nostalgia che provo ad ascoltarli è amplificato dal fatto che negli ultimi anni (pur continuando a procurarmi e/o a dare un ascolto ai dischi successivi per completismo e curiosità) ho "abbandonato" gli Oasis più di altri gruppi che ho molto amato nell'adolescenza. Sono arrivati il grunge, il post-punk, gli Smiths, la scoperta e l'approfondimento su tanti nomi storici del rock. E mentre i miei gusti si facevano più vari e sofisticati (mica troppo eh), il gruppo di Manchester perdeva - insieme a pezzi della formazione originaria - quel tocco magico che non gli faceva sbagliare un pezzo. E se nell'immediato l'opera terza Be Here Now riuscì comunque ad entusiasmare il fan che era in me, l'affetto poi non è più bastato.
Ma quando mi ricapita di ascoltare certi riff, quegli anni tornano subito.

Nel 2009 sono trascorsi 15 anni dall'uscita del debutto Definitely Maybe, e poco meno da quando per la prima volta ascoltai gli Oasis e in breve me ne innamorai, dopo essermeli fatti copiare in cassetta. Altro che scaricare: non avevo ancora lo stereo con i cd! (c'è un motivo per cui sono affezionato al formato cd, e guardo con antipatia sia alla musica solo digitale che al feticismo retro per cassette e vinili: il fatto che al compact disc io ci sono arrivato tra gli ultimi)


Insomma, in autunno arriva la notizia del nuovo tour degli Oasis con una data a Firenze. Non so neanche se é la prima volta che passano di qui: all'epoca dei primi dischi sono quasi certo di no, e comunque me li sarei persi senz'altro, visto che allora non andavo praticamente mai a vedere concerti (sì, ho iniziato a farlo ben dopo l'età alla quale oggigiorno teen e pre-teen affollano i palazzetti per Finley e Tokio Hotel).

Una cosa che invece so è che stavolta ci voglio andare. Per tre motivi. Il primo: perché se non li vedo ora che passano da Firenze forse non li vedrò mai più. Il secondo: perché in un periodo di passaggi importanti come questo è arrivato il momento di chiudere un cerchio, ricordare e in qualche modo salutare il ragazzino sfigato che nell'afosa estate del 1995, nella solitudine della sua camera, scopriva il rock.
Perché c'è da aprire un'altra parentesi: prima degli Oasis il mio bagaglio musicale comprendeva più o meno le cassettine della Deejay Parade, i plasticosi inni generazionali degli 883, qualcosa dei Litfiba tamarri post-Maroccolo assorbito dagli amici musicalmente più fighi (!), e infine qualche raccolta dei Beatles e il GH 2 dei Queen. Semi-analfabetismo musicale in pratica. E non intendo sputare su quelle canzoni di Beatles e Queen, per carità: ma quelli non erano "album rock". Non carburavano a partire da una dichiarazione d'intenti come Rock'n'Roll Star, per declinare uno stile chitarristico e un'immaginario in 11 pezzi intrisi di melodia, nostalgia e sudore.


E quindi eccomi qui: in un posto capiente come il Mandela Forum non è stato un problema trovare un biglietto pochi giorni prima (mi ero rifiutato di comprarlo con largo anticipo, come a dire: sarà il destino che deciderà se questo appuntamento con il passato deve esserci). Il palazzetto è comunque bello pieno, in alcuni settori probabilmente il sold out c'è.
Fuori è pieno di bagarini. Non so come si possa spendere una cifra superiore al salatissimo prezzo del biglietto che già mi sono vergognato di sborsare io. Odio i bagarini, stasera spero che più di uno vada in rimessa.
A dire il vero non capisco neanche come si possa vedere un concerto degli Oasis costretti sulle gradinate (dove addirittura il biglietto costa ancora di più che sotto il palco!). Eppure sono stracolme, e non tutti sono lì per poter esporre, come fanno alcune ragazze ben vestite, i loro ridicoli cartelli "ciao Liam", "ciao Noel" (o qualcosa del genere). Mah.

Mi sono perso i supporter Free Peace (che a dispetto del nome scelto e della band per cui aprono non c'entrano niente con i brit-poppers Dodgy). Poco male: dopo aver aperto il loro myspace ed essermi accorto che dei loro imperdibili primi brani LIEVEMENTE ispirati ai Led Zeppelin hanno messo in ascolto soltanto delle preview di un minuto, mi hanno fatto molta tristezza e ho deciso di fregarmene della loro presenza. Cioè, avete pubblicato appena un EP, non vi caga ancora nessuno e già ve la tirate? Certa gente proprio non capisce che siamo nel 2009, con gli album interi di chiunque a disposizione di chiunque in rete, e che se vuoi farti conoscere e spiccare sugli altri tentare di nascondere in questo modo la tua musica (sottraendola anche allo streaming!) non è esattamente la strada più intelligente.


Quando il concerto inizia (puntualissimo come annunciato), con la consueta intro gallagheriana Fuckin' In The Bushes, sto ancora cercando - invano - un guardaroba.
Qualche anno fa, nonostante la pioggia e il freddo all'esterno, sarei arrivato senza cappotto al seguito: sono invecchiato.
Qualche anno fa però non sarei neanche andato a un concerto rock da solo (perché sono da solo: tra i miei conoscenti c'è chi era impegnato, chi li snobba da sempre, chi li aveva già visti e chi "costa troppo"). E' una timidezza che per mia fortuna ho perso da tempo, insieme a tante altre: sono cresciuto.

Ok, le parentesi hanno stufato anche me. Dicevamo, appunto: Rock'n'Roll Star. E' così che si inizia davvero. E io, rassegnato a infilarmi nella bolgia con il giubbotto, mi avvicino. Non sarà un problema guadagnare una buona posizione centrale, è sufficiente piazzarsi lateralmente e attendere il treno di un gruppo di ragazzi intraprendenti a cui accodarsi, per usarli come "frangiflutti". Mi viene da ridere pensando ai diciottenni che per stare poche file più avanti sono lì dalle 14, mentre io sono arrivato all'ultimo momento. Ma è giusto che vada così, per me e per loro.


Lyla (singolo ma anche uno tra i pezzi più brutti del penultimo album Don't Believe The Truth) è per me solo un riempiscaletta. Con The Shock Of The Lightning va molto meglio, e ci si inizia a scaldare. Il pogo selvaggio tuttavia non ci sarà mai.
Mi trovo a mio agio in questo pubblico, trasversale per età e per look. Molti giovanissimi, che forse hanno scoperto gli Oasis su Mtv proprio con Lyla (quasi li invidio: tutto ciò che degli Oasis hanno ascoltato dopo è migliore). Soprattutto, pochi posers, pochi fattoni attaccabrighe e poche ragazzine in subbuglio ormonale (categorie di cui si può fare a meno senza rimpianti): ci sono invece un po' di coppie, gruppi di amici, molta gente-normale-come-te, per dirla con Jarvis Cocker. Sicuramente, come per tutti i concerti di gruppi così popolari, ci saranno fedelissimi della prima ora che hanno collezionato tutti i bootleg e le b-sides, come anche spettatori meno musicalmente curiosi che conoscono solo le hit.
In ogni caso sono sicuro che sono in tanti a tremare, come me, appena riconoscono le prime inconfondibili note di Cigarettes & Alcohol. Mad fer it.

Il suono prodotto dai 6 musicisti (alla batteria c'è la new entry Chris Sharrock, già a lungo nella band di Robbie Williams! e al quintetto base va aggiunto un tastierista sosia di Gandalf, semi-nascosto nelle retrovie) è compatto e maestoso. Gem Archer e Andy Bell sulla parte sinistra del palco sono delle sicurezze, mentre la parte destra è tutta per Noel Gallagher. Liam, al centro, ha l'aria antipatica che ti aspetti. La sua voce non è sempre eccellente, ma regge meglio del previsto. Del resto la scaletta gli permette alcune pause-ristoro (in cui poter tirare su un sacco di Vicks Vaporub e sistemarsela), durante i brani in cui canta Noel (e in cui lui semplicemente non serve a nulla sul palco, non essendo mai andato musicalmente oltre il tamburello: ma va bene così). Invece la faccia di Noel quando è lui a cantare, ingigantita dai maxischermi, fa quasi tenerezza.


Dopo la gradita scheggia r'n'r di The Meaning Of Soul, il momento forse più debole della scaletta, con altri due estratti dall'ultimo album: To Be Where There's Life (il pezzo alla Within You Without You di turno, composizione di Gem Archer) e Waiting For The Rapture. In ogni caso i brani da Dig Out Your Soul hanno una buona resa dal vivo. E qui recupero il terzo motivo (ve ne ricordavate?) per cui sono venuto: negli ultimi mesi ho maturato la convinzione che dopo 3 album di passaggio (Be Here Now, Stanging On The Shoulder Of Giants e Heathen Chemistry), in cui si alternavano fotocopie dei singoli del passato e tentativi non sempre fortunati di evoluzione sonora, con gli ultimi due Don't Believe The Truth e Dig Out Your Soul gli Oasis hanno consolidato la nuova formazione (il chitarrista Gem Archer e il bassista Andy Bell sono ormai ben integrati e coinvolti anche nella scrittura) e ritrovato una loro identità come band (non più Noel-centrica, e meglio così se Noel non è più in grado di scrivere album interi belli). Una band dal suono molto diverso da quello che li portò al successo, più adulto, con pezzi non sempre riusciti e che spesso ricorrono alle citazioni di classici del rock e al mestiere. Ma d'altra parte il mestiere c'è, e l'affiatamento pure. E quando per le esibizioni dal vivo si può contare su questo e su una serie di classici da paura, non c'è da preoccuparsi. Potrebbero andare avanti per anni regalando sempre spettacoli all'altezza, come dei nuovi Stones. Più che un rappresentante di un'epoca o di uno stile, un gruppo che fa storia a sé.
 

A proposito di classici, è il momento per la ribalta di Noel Gallagher, con The Masterplan. E di seguito il ritorno di Liam con la sua Songbird, dal vivo molto più vivace. Certo, la distanza tra le due penne non è esattamente come quella che corre tra Lennon e McCartney.

Da qui in avanti è un susseguirsi di emozioni: per Slide Away le lacrime sono di malinconia e di struggimento, per il riff in stile-sirena di Morning Glory (PA-PA-PA-PAAAAAA) di rabbia e di felicità isterica. Un po' di decompressione con le godibili Ain't Got Nothin', The Importance Of Being Idle (gran pezzo pop) e I'm Outta Time, e poi il terzetto che ti stende.
Su Wonderwall e Don't Look Back In Anger (entrambe in versione acustica, la seconda cantata da Noel) non c'è molto da  dire: cori e partecipazione collettiva abbondanti (sul ritornello di Don't Look Back In Anger sul megaschermo scorrono infatti le immagini del pubblico delle prime file in estasi). Sembra quasi irreale sentire dal vivo e dagli esecutori originali dei brani con cui sono cresciuto (e che quindi per me sono classici come quelli di Battisti o dei Beatles...con la differenza che mi ricordo quando sono usciti). E in mezzo quello che forse è il "mio" inno da Definitely Maybe, più di quella Live Forever unica grossa mancanza della scaletta (che è nota e ahimé immutabile). Sto parlando ovviamente di Supersonic: quel ritmo che già ti fa struggere dopo pochi secondi, quella chitarra, quel cantato che decolla piano piano. L'atmosfera dei primi Oasis è tutta qui: un po' di suono Creation, melodie e giri di chitarra che vanno ben oltre l'imitazione beatlesiana che gli rimproverano i detrattori, la dolcezza nascosta dietro la strafottenza da working class al pub (give me gin & tonic).

 
L'ultimo pezzo nuovo è Falling Down, terzo e recente singolo estratto da Dig Out Your Soul. Inizialmente non mi ero reso sconto di come fosse bella e raffinata questa canzone (lo stile è quello dei The Good The Bad & The Queen del "rivale" Damon Albarn, ma il pezzo supera quasi tutti quelli di quel progetto). La versione dal vivo, sia strumentalmente che nella prova vocale di Noel, gli rende senz'altro giustizia.
Poi c'è Champagne Supernova. Interminabile ed epica come la volevo, la Hey Jude degli anni 90. E si resta sui Fab 4 con la chiusura affidata alla cover di I Am The Walrus, che suona uguale alla versione (registrata dal vivo) finita a suo tempo sulla raccolta di b-sides The Masterplan: ovvero abbastanza misurata (specie se confrontata con l'altra versione famosa, quella molto più rabbiosa degli U2 di Rattle And Hum).

Finito: un'ora e quaranta di goduria. Nella stessa sera in cui a Milano il Manchester United ha preso a pallate l'Inter senza riuscire a schiodarsi dal pareggio, a Firenze altri mancuniani (ma tifosi dello sfigato ed ex-povero City) portano via la posta intera. Non mi sembra il caso di tormentare chi è arrivato fin qui con ulteriori commenti (credo abbia già immaginato quel che ha significato questo concerto per me e come l'ho vissuto). Gli Oasis, se piacciono almeno un po', nella vita vanno visti almeno una volta, punto.


Tutte le (troppe) foto che ho scattato sono qui.
I video del concerto cercateli a piacere vostro su Youtube.



Scaletta (identica al resto del tour):

Fuckin' In The Bushes
Rock'n'Roll Star
Lyla
The Shock Of The Lightning
Cigarettes & Alcohol
The Meaning Of Soul
To Be Where There's Life
Waiting For The Rapture
The Masterplan
Songbird
Slide Away
Morning Glory
Ain't Got Nothin'
The Importance Of Being Idle
I'm Outta Time
Wonderwall
Supersonic
Don't Look Back In Anger
Falling Down
Champagne Supernova
I Am The Walrus
postato da: Dis0rder alle ore 18:28 | link | commenti (9)
categorie: musica, live reports, park-life
mercoledì, 04 marzo 2009

E al limite si potrebbero sempre ripristinare la monarchia e la grazia del Re

Un doveroso rewind, anche se questo post è inutile e uguale a tanti altri già scritti.
Perché per certe cose non può bastare un link.

17 febbraio.
Nel giorno in cui tutti i mezzi di informazione (in Italia) si concentravano sulle dimissioni di Walter Veltroni, l'avvocato David Mills veniva condannato in primo grado per corruzione in atti giudiziari.

Secondo i giudici del tribunale di Milano, nel 1998 l'avvocato inglese avrebbe ricevuto dalla Fininvest la cifra di 600mila dollari per testimoniare il falso in due processi e favorire così l'attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Grazie al "lodo Alfano", legge che ha determinato lo scorporo della posizione di Berlusconi e la sospensione del processo nei suoi confronti (legge che però è a sua volta in attesa del vaglio di costituzionalità), esiste ora - sempre per i giudici di primo grado - una corruzione senza il suo corruttore. Tanto che qualcuno in rete si sta già interrogando, e fioccano le ipotesi su chi abbia davvero corrotto David Mills (le ipotesi "Benjamin Linus"  e "Sbirulino" mi sembrano plausibili).

Naturalmente le sentenze si possono commentare davvero solo quando definitive. Tante volte Berlusconi è stato sotto processo in passato, e mai è arrivata una condanna definitiva (che spesso ci sia stato lo zampino della prescrizione o dell'amnistia, arrivate grazie a leggi scritte e votate dai suoi stessi avvocati durante lo svolgimento del processo, è un dettaglio da komunisti).

Un commento si potrebbe magari già fare sulla sibillina dichiarazione a caldo del presidente del consiglio: "la sentenza d'appello è sicura al cento per cento".

Oppure si potrebbe commentare che se anche i giudici di appello e di Cassazione non ribaltassero il verdetto di primo grado riguardante Mills, e se anche si arrivasse (tra quanti anni?) allo svolgimento dei tre gradi di giudizio nei confronti di Berlusconi con lo stesso esito, tutto ciò non costituirebbe un problema così serio (non più di un ALLARME SICUREZZA qualsiasi). Perché il rispetto di questo governo per le sentenze definitive lo abbiamo visto. E in questo caso c'è pure da rispettare la volontà del popolo sovrano, che lo ha eletto e continua a continua ad eleggerlo con consensi sempre più ampi (anche in termini assoluti, non solo in rapporto al'inesistente opposizione del Pd, che tra parentesi con l'avvento di Franceschini prosegue il suo cammino trionfale ed è arrivato al 22%).
Cosa saranno mai 600.000 dollari di fronte al tele-voto, suvvia.
postato da: Dis0rder alle ore 01:51 | link | commenti
categorie: politica e diritti