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«Con l'8 per mille alla Chiesa Cattolica avete fatto molto, per tanti»
Ci risiamo. E' scattata da qualche giorno, puntuale come ogni anno al pari della prova costume o della gita fuori porta di Pasquetta, la massiccia e irritante campagna pubblicitaria della Chiesa Cattolica, che invita a destinarle nella dichiarazione dei redditi l'Otto Per Mille del proprio [*] gettito IRPEF.
Nei suddetti spot si sprecano ovviamente le scene strappalacrime e le testimonianze su quante opere benefiche siano state finanziate con quei soldi fino ad oggi.
1) Il denaro versato alla Chiesa Cattolica non viene affatto impiegato tutto a fini di beneficenza (ai progetti nel terzo mondo, grande protagonista degli spot, nel 2005 è andato l'8% del malloppo...).
Una forte percentuale (47,2%) viene utilizzata invece per le "esigenze di culto", ovvero ad esempio costruzione di nuove chiese, iniziative varie di indottrinamento, finanziamento dei tribunali ecclesiastici (quelle "istituzioni di beneficenza" che sottraggono di fatto i presunti preti pedofili alla giustizia ordinaria e annullano i matrimoni dei più danarosi sostenitori della "famiglia tradizionale").
Il 34,1% va poi al "sostentamento del clero". Si parla quindi del sostentamento e del finanziamento dell'attività di personaggi come Ruini, Bagnasco, Maggiolini, Tonini, Antonelli, Caffarra, Scala, Bertone. E di tanti altri preti e membri di associazioni clericali che ogni giorno dai loro pulpiti (mediatici e non), oltre ad esercitare attività pastorale, si intromettono nelle scelte politiche del nostro paese e producono quella propaganda d'odio e discriminazione di cui qui spesso (purtroppo) si parla.
Il "Family Hate" di sabato prossimo, ad esempio, lo paga in parte anche chi pensa di finanziare una missione.
2) Cosa ancor più grave, il meccanismo truffaldino previsto dalla legge 222/85 fa sì che l'8 per mille delle tasse pagate da chiunque, anche da chi non compie alcuna scelta, viene diviso tra tutti i possibili destinatari (lo Stato e le 6 organizzazioni religiose che hanno sottoscritto l'intesa) secondo la proporzione decisa da quella minoranza che ha fatto una scelta esplicita.
Un esempio teorico, con numeri tondi:
- solo il 20% dei contribuenti mette una crocetta;
- il 75% di quel 20% (ovvero solo il 15% del totale) sceglie la Chiesa Cattolica;
- è come se, anche all'interno del restante 80% che non ha indicato destinazioni, il 75% avesse optato per la Chiesa Cattolica (parliamo quindi del 60% del totale dei contribuenti!)
- totale riscosso dalla Chiesa Cattolica: 75% (di cui il 15% per scelta espressa degli italiani e ben il 60% per regalo della legge).
Le cifre precise non sono queste (trovate su questa scheda ricca di link gli ultimi dati divulgati dal Ministero delle Finanze, che non brilla troppo per trasparenza e tempestività in materia): ho fatto un esempio con cifre tonde per provare a far capire meglio l'indegno meccanismo.
Insomma, l'attività pastorale, le campagne di discriminazione, le ingerenze nella politica italiana e il "Family Hate" di sabato prossimo li finanzia anchechi non indica nessuna destinazione per l'8 per mille.
Mi unisco quindi anche io all'appello di tanti altri: accanto alle manifestazioni simboliche e al sostegno di proposte di legge volte a modificare questo meccanismo di finanziamento, la migliore protesta contro le campagne di odio della Chiesa Cattolica e il miglior sostegno alla battaglia per la laicità dello Stato contro l'integralismo cattolico stanno nell'attuare e pubblicizzare una scelta consapevole sul proprio modulo Unico, 730 o CUD.
Una scelta che colpisca le gerarchie cattoliche laddove sono più sensibili: nelle loro casse.
Una scelta che potrebbe essere una di queste due:
PRO: si afferma meglio la propria contrarietà a qualsiasi finanziamento pubblico delle religioni, anche per il tramite del sostegno a iniziative di solidarietà, e quindi anche al meccanismo dell'8 per mille come tale (al di là del meccanismo-truffa di cui sopra relativo a chi non sceglie niente).
Sarebbe più coerente che ognuno, oltre a finanziare privatamente la confessione religiosa che sostiene, fosse poi libero di fare beneficenza direttamente alle singole associazioni o missioni, laiche o religiose che siano, premiando la credibilità dei singoli progetti e dei responsabili che se ne occupano.
CONTRO: lo Stato non brilla troppo per trasparenza preventiva nel comunicare come vengono spesi i fondi 8 Per Mille che gli spettano (e comunque tra le varie finalità sociali c'è la conservazione dei beni culturali, anche legati al culto cattolico - col rischio di un finanziamento alla C.C. che rientra furtivamente dalla finestra).
PRO: i Valdesi hanno sempre rifiutato il meccanismo truffa e accettato solo la quota corrispondente alle preferenze da essi effettivamente ricevute (su questo punto sembra che per la verità stiano ultimamente facendo marcia indietro).
Ma soprattutto, i fondi a loro devoluti vengono interamente assegnati a progetti sociali, assistenziali e culturali (con successivo rendiconto pubblicato sul sito), senza alcun finanziamento ai pastori o alle attività di culto.
Inoltre facendo crescere la quota dei Valdesi si dà maggiore forza anche mediatica a un cristianesimo più moderno, democratico al suo interno e convinto assertore della laicità dello stato, in un paese in cui il cattolicesimo - confessione largamente maggioritaria - si accredita sempre di più come religione unica e portatrice di una cultura unica.
CONTRO: si tratta comunque di esercitare un'opzione a favore di una confessione religiosa (anche se qui almeno i soldi finiscono tutti in beneficenza "vera").
Quello che è importante comunque è non lasciarsi incantare dai mielosi e costosissimi spot che invadono giornali e tv in questi giorni (pagati anch'essi con l'8 Per Mille dei contribuenti), informarsi bene e dare poi un segnale di laicità e contrarietà alla Chiesa dei Bagnasco e dei Ratzinger.
E anche, soprattutto, spargere la voce. La firma sui moduli delle tasse è una dei pochi mezzi di protesta contro il Vaticano che hanno tutti i cittadini.
[*]in realtà nessuno destina il proprio Otto Per Mille. Facendo la propria scelta (o non scelta), si partecipa a una specie di "sondaggio di opinione", concorrendo al determinare le percentuali secondo cui viene poi diviso l'intero ammontare dell'8 Per Mille dell'IRPEF (percentuale che viene detratta in ogni caso per tutti, per chi non lo sapesse).