Nel giorno in cui potrebbe essere diffusa la
lista dei ministri del terzo (esclusi i vari rimpasti) governo Berlusconi,
Romano Prodi esce definitivamente dalla scena politica italiana, nell'indifferenza generale.
Per quel poco o nulla che valgono questo blog o le pseudo-valutazioni politiche del suo tenutario, qui si esprime sottovoce a Prodi
solidarietà umana e - perché no - anche politica, al termine di una campagna elettorale che lo ha visto rinnegato e attaccato da tutti i fronti.
Prodi che è riuscito per due volte a battere Berlusconi, le sue promesse da imbonitore e il suo apparato di propaganda mediatica a 360 gradi, e questo nonostante lo scarso appeal televisivo personale e una coalizione-Brancaleone che era difficile anche solo tenere insieme nella marcia di avvicinamento alle elezioni (figuriamoci dopo, a poltrone da spartire).
Prodi che poi
dai più vari esponenti della sua stessa coalizione è stato continuamente ostacolato e per due volte definitivamente affossato, dovendo continuamente difendersi dalle
trame sotterranee e dai
colpi bassi alla luce del sole provenienti da personaggi suoi "alleati".
Prodi che ha se non altro evitato un ventennio di governo Berlusconi quasi ininterrotto (la storia non si fa
con i se e con i ma: anche se forse altri candidati avrebbero fatto meglio al suo posto, di fatto le elezioni politiche contro cavaliere & soci le ha vinte soltanto lui).
Prodi che
ha tamponato le finanze pubbliche permettendo prima all'Italia di entrare nell'euro e poi (notizia di oggi, che "casualmente" la veltroniana
Repubblica non riporta in prima pagina) di
uscire dalla procedura europea per infrazione, eredità della sconsiderata gestione Tremonti-Berlusconi.
Prodi che
è stato attaccato per anni in maniera indegna dalla stampa prezzolata di destra, che ha sbattuto sulle prime pagine presunti
scandali poi
rivelatisi montati ad
arte - e che è stato
prosciolto con formula piena in tutti le inchieste giudiziarie in cui è stato coinvolto, quando non c'era già stata archiviazione in fase di indagini preliminari. E senza bisogno di indulti o prescrizioni.
Prodi che è stato
continuamente dipinto, dalla destra e dai suoi lacché, come
il capo dei succhiasangue e dei tecnocrati, senza che la gran parte della sua coalizione si ribellasse e rivendicasse
la legittimità di una gestione oculata dei conti pubblici e di una lotta serrata all'evasione (negli ultimi anni in
tante personcine simpatiche hanno avuto sgradite sorprese dagli esattori; peccato che da ora in poi tutto questo verrà azzerato dal ritorno alla politica dei condoni e della "deregulation" selvaggia).
Prodi che non mi sta granché simpatico (per
varie sue amicizie, la sua
famiglia di baroni, il suo
cattolicesimo "adulto ma non troppo", l'infelice passato di
sedute spiritiche, i
tanti errori compiuti al governo - non sono mancati in questi mesi articoli e post che li enumeravano tutti - e gli
impresentabili imbarcati...), ma che continuo a ritenere
non aver affatto ridotto lui l'Italia in ginocchio nei due anni scarsi in cui il suo ultimo governo è sopravvissuto con quella maggioranza lì.
Il governo Prodi, privo di una reale forza in Parlamento,
non ha fatto niente per risolvere il problema dei problemi a livello di dibattito politico in Italia, quello del
conflitto di interessi (che impedisce una corretta dialettica politica su qualsiasi altro argomento, e che provoca squilibri mediatici clamorosi nella comunicazione dei risultati raggiunti dalle due parti);
non è riuscito a portare fino in fondo una seria politica di
redistribuzione delle risorse; non si è discostato nei fatti, al netto delle fantasiose nuove sigle partorite, dalla linea di
asservimento al Vaticano in tema di diritti civili (mancanti).
Tuttavia, nei due anni in cui è stato al potere, questo governo
ha limitato i danni per quel che ha potuto, interrompendo se non altro la sequenza di leggi e provvedimenti-vergogna che aveva caratterizzato la lunga e disgraziata legislatura precedente (con l'eccezione del grave passo falso dell'
indulto, provvedimento votato da quasi tutte le forze politiche e voluto forse più dalla destra, che non ha poi ovviamente perso tempo a indicarlo come
provvedimento comunista "libera-rumeni"). E
quel poco che è riuscito a fare, dovendosi appoggiare ai senatori a vita e con la crisi di governo sempre dietro l'angolo,
è comunque più di quanto abbiano prodotto di positivo per gli italiani Berlusconi & co. nei 5 anni precedenti, godendo di maggioranze bulgare in Parlamento.
Ecco perché, pur rimpiangendo ben poco il suo governo nel complesso, ritengo che almeno Prodi e la sua dignitosa uscita di scena vadano salutate con rispetto.
Prima di lui (e anche durante), il diluvio.
Dopo, non oso neanche immaginarlo...