La pantomima mediatica riguardante
Domenico Riso svoltasi in questi giorni è qualcosa di tristissimo, che aggiunge ulteriore dolore alla storia cui è protagonista.
In molti avranno letto o sentito distrattamente al Tg che Domenico Riso è l'unica vittima italiana del terribile
disastro aereo di Madrid. Non tutti però sono venuti a conoscenza di un particolare che i media italiani hanno in parte taciuto, in parte maldestramente tentato di descrivere senza chiamare le cose con il proprio nome.
I fatti
I fatti sono questi: Domenico, stewart di Air France 41enne siciliano di origine,
viveva stabilmente a Parigi insieme al suo compagno Pierrick Charilas, ex ginnasta francese campione di ginnastica
e a Ethan, il figlio che quest'ultimo aveva avuto da una storia precedente. Tutti e tre stavano partendo per trascorrere le vacanze alle Canarie. Tutti e tre se li è portati via mercoledì l'incendio del volo Spanair, insieme ad altre 150 persone.
La rimozione collettiva
Il giorno successivo allo schianto,
arriva la notizia di un italiano a bordo: parte l'inevitabile tam-tam mediatico. Piaccia o no, sono le ciniche regole dell'informazione-spettacolo, che ben poco rispettano l'eventuale desiderio di parenti e amici di soffire la propria perdita in silenzio. Dell'unico italiano scomparso nella sciagura dell'aeroporto di Barajas bisognerà quindi raccontare la vita, i progetti, le persone che lascia.
Ma ecco che la verità, quella che non si vorrebbe raccontare, salta fuori. Di fronte alla tragedia gli schemi e le censure a volte saltano. Il
servizio del Tg1 del 21 agosto è emblematico.
Queste le parole della giornalista:
...Domenico era in vacanza, ma i parenti non sapevano che era su quel volo, e per tutto il pomeriggio c'è stato il giallo di un bambino che era sullo stesso volo e che si pensava fosse il figlio adottivo dello stewart. In realtà si è poi scoperto che si tratta del piccolo Ethan Charilas, figlio di un amico di Riso, Pierrick. Erano partiti insieme, stavano spesso insieme a Parigi, dove Riso viveva. A confermare la vicinanza tra i tre un cugino omonimo della vittima, che era stato da poco a trovarlo.
"stavano spesso insieme". "la vicinanza tra i tre".
Le parole del suddetto cugino rendono il quadro già abbastanza evidente, almeno a chi vuole tenere occhi e orecchie aperte:
"il bambino era figlio dell'amico suo...so che gli comprano tante cose...gli era molto affezionato"
Ma iniziamo una breve e triste rassegna degli articoli di alcuni
quotidiani.
La Stampa riporta le stesse notizie, equivoco sul figlio compreso. Pierrick è semplicemente "
un amico".
Allo stesso parente di cui sopra è attribuito questo virgolettato:
«Mio cugino era una persona dolcissima, solare, e così mi ricordo anche Pierrick - continua Domenico -. Era un ottimo cuoco e teneva la casa come una reggia: quando capitava di essere suoi ospiti ti faceva sempre trovare un paio di pantofole nuove di zecca».
Su
Repubblica.it la musica non cambia: stesse scarne indicazioni sui compagni di viaggo di Riso, stesso intervento del cugino, con un nuovo virgolettato:
"
Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio".
Su
Il Giornale stessa solfa (ma l'articolo è precedente, essendo datato 20 agosto), stessa ricostruzione del "giallo" sul bambino, ennesimo virgolettato:
"
Domenico mi disse che lo andava a prendere spesso per trascorrere insieme qualche giorno"
Il
QN è più sintetico sul legame di Riso con i 2 francesi, si vede che vuole passare velocemente ad altro: comunque veniamo informati che "
Riso, che lavorava per Air France e dal 2000 viveva a Parigi, era comunque molto legato al bambino."
Il
Corriere della Sera invece pare aver sguinzagliato personalmente qualcuno nel paese di origine di Domenico, il sobborgo palermitano di Isola Delle Femmine, e il
21 agosto parla di reazioni piuttosto confuse o infastidite di altri parenti (diversi dal cugino di cui sopra).
Ieri però la svolta: quando ormai tutto è chiaro, ma gli altri evitano di correggere le ambiguità del giorno precedente (ad esempio, Repubblica liquida il caso in 2 righe all'interno di un altro articolo, e l'unica famiglia di Riso nominata è quella di origine),
il quotidiano di via Solferino è l'unico a uscire con il titolo che meglio rappresenta la storia: "
Morto steward italiano con il compagno e il figlio di tre anni".
Per lodare il Corriere, però,
sarebbe meglio fermarsi al titolo. Perché
nel testo del drammatizzato articolo (a firma di tali Giusi Fasano ed Enzo Mignosi), se
finalmente c'è visibilità per la famiglia che Domenico, Pierrick e Ethan costtuivano, questa stessa visibilità
è però adeguatamente virgolettata.
Alcuni estratti:
...Domenico aveva osato sognare una vita accanto al suo amico più amato, Pierrick...
...Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent'anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » conferma il cugino dello steward, suo omonimo. Pierrick Charilas ed Ethan erano accanto a lui sul volo della catastrofe. Sono morti seduti l'uno vicino all'altro perché martedì pomeriggio Domenico era fra i passeggeri: non era salito su quell'aereo per servizio. Stavolta si partiva per le vacanze, tutti e tre assieme, come al solito, per qualche giorno di riposo sulle spiagge delle Canarie...
...Lo hanno saputo ieri mattina, a casa Riso. E hanno saputo anche di Pierrick ed Ethan, nomi tante volte sentiti dalla voce di lui. Pierrick una volta era campione di aerobica, ha avuto una storia d'amore poco fortunata con la madre di Ethan e poi ha deciso di vivere con il bambino e Domenico nell'appartamento parigino, come fossero una famiglia fra tante, con il bambino da tirare su assieme...
E se fin qui per le espressioni e i segni di interpunzione poco felici si può provare a chiudere un occhio, lo stesso non vale per il finale, che concentra di tutto: dall'ambivalente riprovazione/giustificazione delle chiacchiere di paese alla questione del rapporto fra bambini e gay (perché naturalmente portati alla pedofilia? non lo si dice, più elegante lasciarlo intendere); dall'
orecchino come simbolo di ribellione e anticonformismo (nel 2008!) fino al "canta che ti passa", ovviamente in salsa lirica.
Non che la cosa sia sfuggita alle malelingue di Isola delle Femmine, borgo marinaro alle porte di Palermo che «l'uomo dei cieli» (come lo chiamavano gli amici) aveva lasciato nel 1997 per la capitale francese. Due uomini che vivono assieme, si sa, sono fonte di chiacchiere e in paese non sono certo le chiacchiere che mancano. Se poi c'è di mezzo un bambino piccolo, amatissimo da tutti e due e che per Domenico era come un figlio, si può arrivare fino ai pettegolezzi più velenosi. Ma lui, Domenico, ha sempre tirato dritto per la sua strada. Come fece quella volta che decise di mettersi l'orecchino. Pazienza se qualcuno non gradiva. Se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni. Non era tipo che non osasse, Domenico. Lui volava. E «solo chi sa sognare può volare».
L'impossibile normalità
Sembra proprio che
sui media italiani alternative non ce ne siano, quando si tratta di gay e lesbiche (per non parlare dei transessuali).
O si tace, con ridicoli eufemismi e giri di parole (per uscire dalla cronaca nera, basta pensare ai tanti personaggi dello spettacolo la cui omosessualità è un segreto di Pulcinella noto a tutti, per i quali esiste tutto un gergo di patetiche frasi fatte),
oppure si dà libero sfogo alla pruderie, alla greve allusione da caserma, alla legittimazione di opinioni omofobe e sessiste (che in altri paesi sarebbero censurate anche legalmente, mentre da noi fanno la fortuna di gran parte dei politici di primo piano, che le utilizzano come cavallo di battaglia).
Così, sullo stesso
Corriere.it le foto del matrimonio hollywoodiano di Ellen DeGeneres e Portia De Rossi sono corredate da
didascalie contenenti pesanti giudizi di valore ("
L'attrice americana Ellen DeGeneres, che oltre dieci anni fa rese pubblica e decise di ostentare la sua omosessualità").
E non parliamo poi della
cronaca nera, con i mille articoli tutti uguali che parlano di delitti per cui si indaga negli "
ambienti omosessuali". Il fatto che questo linguaggio provenga in certi casi dai lanci di agenzia (che magari a loro volta riportano dichiarazioni di inquirenti che non brillano per senso del politicamente corretto) non può costituire una scusante per il giornalista che copia e incolla i pregiudizi.
L'ultimo caso chiama ancora in causa il Corriere (e condivido
queste annotazioni di Scalfarotto).
Sull'argomento
ho già scritto ampiamente, oltre due anni fa: mi ritrovo oggi a constatare che la situazione non è cambiata per niente. Siamo sempre lì: se nel caso specifico di cronaca l'omosessualità di una persona si può far passare come disvalore (avallando il luogo comune più antiquato), la si sottolinea. Al contrario, ogni volta che rischia di passare il messaggio omosessualità=normalità, scatta l'autocensura.
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Domenico Riso se n'era andato dall'Italia e aveva trovato quell'amore, quella famiglia e quella felicità che il nostro paese gli avrebbe negato. Purtroppo
un destino beffardo gli ha portato via tutto, e
i mass media di questo paese (la quasi totalità di giornali e tg)
hanno negato la dignità alla sua persona e alla sua famiglia anche dopo la morte (in malafede e fuori fuoco anche
l'editoriale di Francesco Merlo su
Repubblica di oggi, che rigira la frittata, parlando dei soliti gay vittimisti).
Ma noi dobbiamo
continuare a ricordarlo, insieme alla sua famiglia spazzata via. E ammirarlo, per quello che era riuscito a conquistarsi.
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UPDATE del 26agosto.
Oltre a quelli linkati sopra,
vari altri post sono stati scritti in questi giorni a commento di questa storia, e dell'a mio parere pessimo editoriale di Merlo.
L'elenco di link potrebbe essere anche più lungo: ma la finisco qui, segnalando soltanto
1) lo stringato ma chiaro
articolo di El Pais sulla vicenda: come raccontare la stessa identica notizia, pescando dagli stessi lanci d'agenzia, con naturalezza e senza ricami morbosi;
2)
l'accesa discussione su Tom relativa a un post di Paolo Colonna. Io la penso in modo diverso da lui e simile invece alla maggior parte dei commentatori, ma il dibattito intero, che riflette le diverse idee che si possono avere dei concetti di "notiziabilità", "outing", omofobia e discriminazione, è una lettura interessante.