
Sulla querelle riguardante
La Rana Crocifissa di Martin Kippenberger, opera esposta da questa estate nel museo di arte moderna di Bolzano e da subito al centro di forti polemiche,
la penso esattamente come Malvino, e come lui ho un'idea precisa sui prossimi sviluppi:
Non c’è da farsi illusione sul come andrà a finire la faccenda, giacché siamo un paese di merda (anche e soprattutto per il ruolo che la Chiesa di Roma – che qui ci offre un bell’esempio a riguardo – ha avuto negli ambiti che non le sarebbero mai dovuti competere): la direttrice del museo, che ha fin qui opposto un coraggioso rifiuto alle già avanzate richieste censorie, sarà costretta a dimettersi e La Rana Crocifissa sarà rimossa.
Devo confessare comunque che leggere
titoli degni di un b-movie come questo qui sotto (ma in un servizio dell'allarmato Tg2 mi sembra di aver intravisto anche un "
Ratzinger contro la Rana Crocifissa" a 9 colonne) mi fa troppo ridere per prendere la cosa sul serio.

Comunque, se proprio la SVP, Ratzinger e i vari media al seguito ci tengono a far pubblicità a questa roba (scultura? installazione?), di fronte all'idea del suddetto Malvino di
riprodurla un po' ovunque non sarò certo io a tirarmi indietro - potete ammirarla infatti all'inizio del post. Oltretutto la povera rana, seppur di rara bruttezza (ma ho pensato che non avrebbe disturbato i miei lettori, già sopravvissuti alla recente visione della mia chiappa), è abbastanza simpatica, ed è una battaglia meritoria proteggerla dalle temute rappresaglie.
Ci sono infatti pericolosi precedenti:
Louise Veronica Ciccone, ex cameriera del Michigan, ha pagato caro aver osato
irridere lo stesso simbolo religioso in una nota
manifestazione gay itinerante: per tornare a una vita tranquilla e sfuggire alle persecuzioni vaticane non ha trovato altra soluzione che
rifarsi i connotati.