Sarò lungo, ma come al solito su questi argomenti o evito di parlare o sono un fiume in piena. Voglio cercare di mettere un po' di ordine e raccontare
le varie tappe dell'ennesimo inutile polverone seguito all'ennesima "binettata". Nella triste constatazione che non è la prima volta che si svolge questo teatrino mediatico, e nella previsione che non sarà neanche l'ultima.
1.
Qualche giorno fa avevo accolto con un certo disinteresse l'ennesimo
pronunciamento del Vaticano contro l'ammissione di omosessuali nei seminari. Prima di tutto trovo che
una moratoria sui preti cattolici gay per qualche anno abbia senso, per
dare finalmente l'opportunità anche a qualche etero di accedere al sacerdozio. In secondo luogo, se proprio la Chiesa Cattolica ci tiene ad essere discriminatoria in casa propria, chi se ne frega: gli aspiranti preti cattolici omosessuali, pronti a mettersi al servizio di una istituzione che non riconosce alcuna dignità alle loro inclinazioni affettive e si batte per la discriminazione economica, sociale e civile di chi tale orientamento condivide, non suscitano in me alcuna solidarietà.
2.
La successiva
intervista al Corriere di Paola Binetti (numeraria Opus Dei, senatrice e iscritta al PD, in questo ordine di priorità) è già più irritante:
«Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un' emergenza educativa»
...alé, una diffamazione bella e buona verso milioni di persone, senza alcun fondamento scientifico (si può al limite discutere su certi effetti dannosi dell'imposizione del celibato ai preti, ma che tra i pedofili vi sia una maggioranza di omosessuali è una stupidaggine),
buttata lì con nonchalance: anche se non è la prima volta che la Binetti esprime impunemente pensieri offensivi e discriminatori verso gli omosessuali, senza nessuna conseguenza politica all'interno del suo partito.
3.
Stavolta, tuttavia, sembra che si scateni il finimondo: il 2 novembre
Repubblica titola
"Pd, Binetti rischia il processo per le frasi sugli omosessuali". Ecco alcuni stralci dell'articolo:
Ma Andrea Benedino, gay, membro dell' assemblea nazionale del Pd, ha voluto passare ai fatti e ha "denunciato" la Binetti al partito per «incompatibilità ai sensi dell' articolo 41 dello statuto e della carta dei valori». Il ricorso di Benedino deve aver spaventato la Binetti che ieri in un lungo comunicato ha chiesto «pubblicamente scusa» e giurato «rispetto assoluto per i gay. Sono stata fraintesa». Però la teodem non ha smentito una sola parola dell' intervista e ha confermato che la pedofilia può nascere «da gravi problemi affettivi e relazionali qualunque sia l' orientamento sessuale». E non è bastato a chiudere il caso. Paola Concia attacca ancora: «Le sue tesi sono fuori dal Pd». E i gay non vogliono ritirare il ricorso. La commissione di garanzia si riunisce martedì e troverà sul tavolo la denuncia già consegnata nella sede del Pd.
(...)
Basteranno le scuse della Binetti a cancellare il ricorso? No, a sentire la Concia: «Basta, la misura è colma. Lei non può più stare nel partito».
Grassetti miei, come in tutte le citazioni di questo post.
4.
Oggi interviene
Walter Veltroni, che con una mossa
ma-anchista delle sue
smentisce e difende allo stesso tempo la Binetti in questo modo:
"Le posizioni del Pd su temi di grande importanza, come l'uguaglianza dei diritti e la lotta a ogni fenomeno discriminatorio come l'omofobia sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti a un mare di persone".
Per il leader del Pd è dunque chiaro che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l'opinione del partito ma esprimono un parere personale". Nel caso della Binetti, il parere è "sbagliato". Ma Veltroni si dice convinto che "in un grande partito come il nostro non possano esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengono espresse". E si "stupisce" che "su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse, e la posizione complessiva del partito".
Avete letto bene, c'è scritto "reati d'opinione" e "processi per idee".
Non so trovare parole migliori di
quelle di Aelred (ma invito a leggere tutto il suo post, peraltro più sintetico del mio) per commentare questa confusione in malafede tra i due diversi piani della
libertà di parola (per quanto anche qui si potrebbero aprire molte parentesi, anche dal punto di vista deontologico visto che la Binetti è medico) e delle
basi ideologiche comuni che un partito serio dovrebbe (in teoria...) avere e far rispettare dai propri iscritti e quadri:
Peccato che un partito sia, per definizione, il luogo dove ci si ritrova a causa delle proprie idee comuni, dunque dentro un partito è logico che si debbano condividere le idee di fondo; magari non le soluzioni, ma almeno l'analisi dei problemi. Chi ha una visione diversa del mondo e della società non può, ma deve cambiare partito, altrimenti un partito è un autobus dove ognuno sale e scende quando vuole.
5.
Le reazioni all'intervento di Veltroni: per fortuna
Arcigay non accetta questa insufficiente censura verbale (pare si sia attivata anche una qualche commissione disciplinare, ma dopo un simile pronunciamento di Veltroni dubito che arriverà qualche provvedimento punitivo), che sostanzialmente
avalla la possibilità dell'esistenza di opinioni gravemente discriminatorie all'interno del Pd e permette alla Binetti di continuare a ricoprire al suo interno un ruolo rilevante a livello nazionale e ripetere frasi del genere a intervalli regolari - l'abbiamo già visto,
le prime pagine ospitano le sue offese ai gay (oltre che alla scienza, alla laicità dello Stato e al buonsenso) da anni.
E i pochi
personaggi politici gay (e che degli interessi glbt si proclamano difensori) rimasti all'interno del
Pd?
Andrea Benedino e Sergio Lo Giudice sono usciti con un comunicato che temporeggia, ma non esprime troppa soddisfazione:
(...) Tuttavia non riteniamo sufficiente archiviare la cosa come libera espressione di un’opinione politica personale. Paola Binetti è un’esponente nazionale del PD. Le sue posizioni, per quanto minoritarie ed espresse a titolo personale, additano all’opinione pubblica come potenziali criminali milioni di cittadini. Siamo lieti di sapere – ne eravamo certi – che queste posizioni non corrispondono a quelle del segretario nazionale. Vogliamo ora sapere dagli organi di garanzia del PD se la definizione degli omosessuali come potenziali pedofili sia o meno compatibile con quei valori di contrasto alle discriminazioni che abbiamo inserito nei documenti fondativi del partito. (...)
La deputata Pd Anna Paola Concia, invece, se ne esce così:
‘Grazie a Walter Veltroni, segretario di un partito aperto, democratico, progressista e moderno, che ha ribadito che la posizione di Binetti e’ del tutto personale e non rappresenta il Partito Democratico. Per me la ‘querelle Binetti’ finisce qui’: cosi’ Anna Paola Concia del Pd in una nota.(ANSA)
6.
Invece di commentare ex novo la dichiarazione e la coerenza dell'on.Concia (vedi anche il
«Basta, la misura è colma. Lei non può più stare nel partito» di
2-giorni-fa), riporto
i miei commenti lasciati nel post del suo blog in cui riporta la dichiarazione di cui sopra.
Questo è il primo, lasciato dopo aver fatto un bel respirone per calmarmi:
>>“Volevo un risultato politico e chiarezza. Per me la “querelle” finisce qui.”<<
Per tutti gli altri gay italiani invece NO (visto che non sono arrivati né risultati politici né tanto meno chiarezza): e penso che alla fine di questa storia chi si debba VERGOGNARE di più di fronte a loro non sia né la Binetti né Veltroni.
Va detto a onore della Concia che il mio commento - nonostante i toni un po' aggressivi - è stato pubblicato, e ha anche ricevuto risposta:
questo è il giusto ringraziamento a chi come ME ha sollevato con altri il casino…
grazie tante
intanto le segnalo che sono stata IO a far uscire il casino e a provare tutto questo sui giornali.
ma certo, io sono una stronza ho messo solo alla gogna la Binetti
grazie caro
paola
Nei commenti successivi la Concia riceve altre critiche, e ad un altro commento risponde così:
(...)la binetti secondo me è fuori dal partito. punto. (...)Per me il capitolo è chiuso nel senso che politicamente lei è stata censurata. Decideranno i probiviri cosa fare.(...)
Riporto quindi
la mia contro-replica, che conclude anche questo lungo post (salvo improbabili sviluppi, come che ne so, quello di una
Binetti espulsa o di un
Papa Ratzinger che fa comin'out):
I probiviri non faranno nulla. Nel caso non se ne fosse accorta, la Binetti è ancora *dentro* il Pd, per il resto del mondo. Così come c’è sempre rimasta con tutti gli onori dopo tutte le altre volte in cui è uscita con interventi simili. Lieto di essere eventualmente smentito nei prossimi giorni.
Se il partito mantiene la Binetti al suo interno, avallando quindi le sue posizioni, non è che chi è gay o lesbica debba lasciare il partito, ci mancherebbe: sono scelte personali, si fa politica anche per altri motivi e per difendere altre cause. Ma che almeno ci vengano risparmiate queste sceneggiate che non portano MAI a nulla, e che nessuno all’interno del Pd si atteggi a difensore di diritti che evidentemente dal Pd non vengono ritenuti sussistenti, carte dei diritti o no.
Alla gogna, per la cronaca, non ci va la Binetti: ci vanno, ogni volta, migliaia di cittadini italiani da lei umiliati impunemente.
7.
Ognuno si faccia la propria idea. Io credo che ci sia un confine oltre il quale la "lotta dall'interno" sia impossibile oltre che ridicola, e i sospetti di malafede verso chi si propone di portarla avanti diventano troppo forti per non essere esplicitati. E credo che questo confine, con riferimento alle battaglie contro le discriminazioni omofobe all'interno del Pd, sia stato superato già troppe volte.
[
Se poi la Binetti a seguito di questa storia venisse davvero espulsa o neutralizzata politicamente una volta per tutte, sono pronto a prendermi tutti gli sfottò del caso]